Mies van der Rohe, l'architetto appeso

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Donne, "non-stile" e vetro. La vita e l'opera dell'architetto Mies van der Rohe potrebbero essere fugacemente ricordate attraverso questi tre cardini fondamentali. Non basterebbero, però, a mostrarne la grandezza (relativa in base ai gusti personali) e la profondità (innegabile).

Mies van der Rohe nasce ad Acquisgrana nel 1886. In età giovanile, dopo essere stato assunto dal celebre Bruno Paul, entra in contatto con le èlites e le avanguardie artistiche berlinesi, anche con lo studio Behrens, dove dà mostra di un enorme talento. Continua a frequentare l'ambiente borghese cittadino, e si innamora di una donna, Adele Bruhn, la sposa e insieme fanno tre figli. Il nostro articolo inizia qui, tutto ciò che c'è stato prima non conta. Immerso nel successo e ricco di ottime prospettive per il proprio futuro lavorativo, abbandona improvvisamente moglie e figli. Da questo momento, inizia la vita di un fuggitivo, di un ribelle, di un pensatore, di un artista ma, soprattutto, di un evasore. Mies è alla continua ricerca del moderno, e d'ora in poi intraprenderà ogni proprio progetto con un solo punto fermo: la sua opera non deve rientrare in uno stile, l'architettura moderna stessa deve privarsi di un'etichetta stilistica. Forse la serie di aggettivi con cui lo si è appena definito a lui darebbero fastidio.

Progetta un grattacielo in vetro (foto a sinistra), ma la Germania, sua patria, dove peraltro è all'apice della celebrità (dirige Le Bauhaus fino alla sua tragica chiusura ad opera dei nazisti), non gli offre la piena possibilità di realizzare i suoi progetti; si trasferisce in America, dove attua un profondo processo di revisione dei veri valori dell'architettura e si interroga a fondo sul vero obiettivo di quest'ultima. La sua arte si sviluppa in parallelo alle sue storie travagliatissime d'amore: si unisce a donne che non sa poi trattenere a sè, incapace di realizzare progetti di coppia veri e duraturi (ne è un esempio la casa Farnsworth, progettata per una donna lasciata a costruzione appena ultimata; foto a destra).

Inizia la propria analisi partendo dal fondo o, a seconda dei punti di vista, dalla cima: la cultura greca. In essa egli si scontra con i valori componenti della tèchne: il topos, il typos e la tettonica. Cosa sono? si chiede Mies, come le devo applicare? Ci tornano utili adesso la definizione di topos e tettonica: il primo è il rapporto dialettico con la natura, il secondo, in principio tecnica del costruire, quindi relazione tra struttura e terra, diviene nella concezione di Mies la vera ed ultima espressione della struttura stessa. Il bauen, il costruire, corrisponde esattamente alla tèchne, sintesi ultima di questi tre elementi. La visione miesiana, però, non giunge spontanea e innata: per far interagire al meglio i tre elementi Mies attinge al neoplasticismo (il cui più famoso esponente è Mondrian) e al classico rapporto natura-architettura, secondo cui la natura è un quadro incorniciato nella casa. Ma l'elemento forse più importante è la frugalità: è questa la caratteristica sulla quale si fonda l'architettura di Mies, così come quella di Le Corbusier. L'edificio, inoltre, il cui elemento più importante è di conseguenza il basamento, è sempre appeso alla struttura, e cerca un rapporto di profonda spiritualità col mondo, evidenziato dalla presenza costante della sezione aurea.

Una brevissima spiegazione ci ha fornito lo spunto per comprendere il modo in cui inquadrare Mies van der Rohe nel panorama architettonico del suo tempo e paragonarlo all'architettura di oggi. Mies non fu archistar, né architetto moderno: non si fece corrompere dall'anticonformismo costante, non cadde in quella scialba e temibile forma di conformismo improntato all'anticonformismo, non arrivò mai ad un punto tale di evasione da fare di questa caratteristica uno stile; conservò insomma l'ideale con cui aveva iniziato la propria carriera: non fare della propria architettura uno stile. C'è riuscito? Lui sì, i posteri no.

Qui sotto, alcune delle sue più celebri opere: da sinistra a destra, villa Tugendhat (Brno), Seagram Building (New York) e Crown Hall (Illinois Institute Technology, Chicago).

L'articolo riporta quanto spiegato dal prof. Vincenzo Ariu nella conferenza Mies van der Rohe: il progetto del moderno tenutasi mercoledì 8 febbraio 2017 a Savona, nell'Aula Magna del Liceo artistico Arturo Martini.

MATTEO FERRARI

 

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