Trasfigurazione di Raffaello

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Il quadro fu commissionato nel 1517 a Raffaello dal cardinale Giulio de’ Medici, il futuro papa Clemente VII, per essere destinato alla cattedrale di Narbona. Per questa stessa cattedrale il cardinale ordinò un quadro anche a Sebastiano del Piombo, sul tema della Resurrezione di Lazzaro. Questa circostanza fu di particolare significato, in quanto Sebastiano del Piombo apparteneva alla cerchia di Michelangelo ed è indubbio che quest’ultimo abbia aiutato il pittore veneziano a realizzare la sua opera. Per Raffaello, quindi, si trattava di sostenere il confronto con il grande maestro fiorentino, dimostrando di non essergli da meno. Tuttavia, il soggetto a lui commissionato, la Trasfigurazione, non gli consentiva di elaborare un’immagine di grande struttura e complessità.

Ricordiamo brevemente il soggetto della Trasfigurazione. Nei vangeli si racconta che Gesù, accompagnato da Pietro, Giacomo e Giovanni, si recò sul monte Tabor. Qui i tre apostoli furono presi da improvviso e inspiegabile sonno e, al risveglio, videro Gesù che, circondato da luce, si librava nel cielo attorniato dai profeti Mosè ed Elia. Fin qui l’episodio della Trasfigurazione. I vangeli, dopo questo episodio, raccontano che Gesù, disceso dal monte, guarì un ragazzo indemoniato.

Raffaello, per dare maggior complessità e ricchezza al suo quadro, decise di inserirvi non solo l’episodio della Trasfigurazione, ma anche quello successivo della guarigione dell’ossesso. In realtà la cosa non era molto plausibile sul piano prettamente iconografico, ed in effetti i due episodi, nel quadro di Raffaello rimangono visivamente separati tra loro, quasi due quadri collocati uno sull’altro. Ma Sebastiano del Piombo aveva a disposizione un soggetto, quella della Resurrezione di Lazzaro, che gli avrebbe consentito, come in effetti gli consentì, di rappresentare molti personaggi, in una composizione ricca e dai notevoli toni drammatici. Da qui la scelta di Raffaello, di forzare l’iconografia della Trasfigurazione inserendovi anche l’episodio dell’ossesso, per meglio competere con il quadro di Sebastiano del Piombo.

L’opera, realizzata con la solita perizia dal pittore allora più bravo in vita, è stata anche l’ultima realizzata da Raffaello e non sappiamo se è da considerarsi finita o se avesse intenzione di lavorarci ancora. Alla sua prematura scomparsa il quadro fu collocato sul suo letto di morte, per darsi all’ammirazione dei tantissimi romani che andarono a portare l’ultimo saluto al divino Raffaello. Fu quindi collocato nella chiesa di San Pietro in Montorio, e poi trasportato ai Musei Vaticani dove tuttora è conservato.

http://www.francescomorante.it/pag_2/206bg.htm

 

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