Bollettino di una vittoria...dimenticata

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vittoria"I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza." Con queste parole si conclude il Bollettino della Vittoria, con il quale il generale Armando Diaz, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, annunciava, il 4 novembre 1918, la fine della prima guerra mondiale. Una vittoria dimenticata, in realtà.

Parlando della Grande Guerra, l'italiano medio pensa subito al Piave, alla disfatta di Caporetto, alle oltre 1.000.000 di vittime. Ma la cosa più strana è che, a partire dagli anni '50-60, l'esito delle due guerre mondiali pare essersi invertito.

La seconda guerra mondiale, segnata dalla guerra civile, da quasi mezzo milione di morti, da bombardamenti diffusi in tutta la penisola e dall'infamia della dominazione nazista, pur essendo terminata con una sostanziale sconfitta dell'Italia. è oggi percepita come una vittoria. La Resistenza, la liberazione dal fascismo ed, infine, la caduta della monarchia, sono viste come grandi conquiste, degne di memoria storica al pari di una guerra vinta.

La Grande Guerra, invece, viene considerata una delle parti peggiori della storia italiana. Le vittime, il cui numero fu elevatissimo, sono quasi infamate, in quanto combattenti sotto un re per, apparentemente, nessun motivo. E, per questo, il 4 novembre è stato rivisitato in semplice Festa delle Forze Armate.

La storia, tuttavia, prima o poi trionfa, dunque da qualche anno a questa data è stata anche associata la Festa dell'Unità Nazionale, nel tentativo di ricordare le vittime del conflitto. Ma questo si è rivelato un'arma a doppio taglio, portando la gente a riunirsi sotto i monumenti ai caduti dicendo frasi come:"La guerra è stata un'inutile strage e, anche se ha unito gli italiani, non aveva motivo di esistere".  Tutto ciò è profondamente sbagliato. Certamente è vero che i soldati siano morti perchè mandati a combattere una guerra che, in molti casi, non capivano, ma un ideale di fondo, oltre alle reali motivazioni politico-economiche, c'era: unire finalmente l'Italia. Perciò, che ci piaccia o no, la prima guerra mondiale ha contribuito a rendere il nostro Paese come lo conosciamo noi. Gli italiani, fino ad allora divisi, sono stati in grado di unirsi nel momento del bisogno e di andare avanti, tenendo duro fino all'agognata vittoria finale. Parlando poi della questione "Festa dell'Unità Nazionale", è a mio parere sbagliato porla il 4 novembre visto che, a parte la questione dell'unità ideale e morale, una data in cui tale evento ricorre già esiste, ovvero il 17 marzo. Ovviamente, però, solo dal 2011 (con i 150 anni dell'Unità d'Italia) è considerata tale in quanto, in precedenza, essa era stata eliminata in quanto indissolubilmente legata alla monarchia.

Che dire. Il 4 novembre è una data casuale, in cui solo i più patriottici festeggiano. Ma qualcosa sta cambiando. Infatti, da qualche anno si stanno iniziando a svolgere commemorazioni sempre più grandi, in questa data, ed inoltre, notizia delle ultime ore, parrebbe che dal prossimo anno (in cui ricorrerà il 100° anniversario della Vittoria) ci sia l'intenzione di rendere il 4 novembre Festa Nazionale. Sono passi piccoli ed insignificanti, ma ci permettono di capire che la consapevolezza storica si sta lentamente facendo strada attraverso l'infiammata retorica della politica del secondo dopoguerra. Chissà se, un giorno, questa festa sarà sentita da tutti gli italiani come la loro festa.

 

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