Generazione Desiderius

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-Ci vuole un Erasmus di Cittadinanza per i nuovi giovani europei-

Gli studenti europei che dal 1987 hanno partecipato al programma di mobilità sono circa 5 milioni ma restano una minoranza... Eppure questo strumento aiuta a creare una vera Unione dal basso. Edoardo Vigna, nel suo nuovo libro "Europa. La meglio gioventù", ci spiega perché è convinto che sia necessario estendere Erasmus a tutti i ventenni del continente.

Sono in parecchi, oggi, a emigrare, lasciano la patria, che sia l'Italia, la Lettonia, l'Irlanda...sempre più spesso per non tornare. Cercano un'opportunità per lavorare, magari, ma soprattutto è la volontà di trovare il modo di esprimere sé stessi che li spinge a non tornare più indietro.

Generazione definita Desiderius, perché è sempre un desiderio positivo, che muove tutti i giovani, indistintamente. De-sidera, dal latino, nasce da quella percezione della mancanza delle stelle che accenda una volontà. Non cercano un reddito: aspirano a trovare la propria stella polare, insomma un "Per aspera ad astra".

Naturalmente sono tanti coloro che vivono la prima esperienza d'indipendenza all'estero proprio con il programma Erasmus ma riguarda di fatto solo una piccola élite: nel 2017, solo un giovane under 35 su dieci ha preso un volo o un bus low cost per l'estero. Eppure tantissimi sono comunque mossi da molle potenti: la passione, l'apertura mentale, la curiosità e la flessibilità. Caratteristiche che, se nutrite adeguatamente, possono rendere in modo esponenziale. Per questo sarebbe importante estendere il più possibile Erasmus al di là di chi studia all'Università.

Bisognerebbe quindi ipotizzare un Erasmus di Cittadinanza, uno strumento attraverso cui mobilitare la gioventù di tutti i Paesi dell'Unione, diffuso all'intera popolazione under 30, e magari anche under 35, indipendentemente dal titolo di studi o dalla professione svolta.

Si stimolerebbero i ragazzi, tutti i ragazzi europei, a pensare un proprio progetto; di esplorazione, di apprendistato, di semplice ricerca di conoscenza. Si consentirebbe ad ogni giovane di confrontarsi con nuove realtà e diversità.  Mettere in circolazione nei Paesi dell'Unione il maggior numero di ragazzi significherebbe creare una cittadinanza europea reale e non solo formale. E anche mettere basi più solide a questa fragile UE.


 

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