L'imporsi del mondo mediatico

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I mass media dovrebbero, utopicamente parlando, riflettere la realtà e permettere così di osservare con occhio esterno ciò che viviamo, forse inconsapevolmente, ogni giorno. Il problema però è: adempiono davvero al loro compito di comunicare a un pubblico vario, eterogeneo e multi-etnico la varietà della società e i fatti che avvengono in questa, contestualizzandoli?

La cultura di massa agisce spesso imponendosi su un pubblico inconsapevole di essere stato privato di qualcosa di cui necessita. Non solo bisogna considerare il contenuto di queste imposizioni, ma anche e soprattutto il modo con cui vengono comunicate, perché il linguaggio è l’unità fondamentale del nostro pensiero, e una semplice parola, per quanto innocua possa sembrare, può invece risultate estremamente pericolosa ( un esempio di questo è il termine “razza”, confutato scientificamente, eppure utilizzato continuamente senza alcuna conoscenza antropologica, sociologica o scientifica di base).

Prendiamo in considerazione un esempio per rendere questo discorso più tangibile: molto spesso, tristemente, i giornali e telegiornali ci informano di tragedie familiari in cui l’uomo, colto da un raptus omicida, uccide la compagna e i figli, per poi togliersi la vita in preda alla follia e alla disperazione. Concentriamoci sui termini da me usati per delineare la situazione: “ tragedia familiare “ , “raptus omicida” , “ in preda alla follia e alla disperazione”. Queste parole impongono nel nostro immaginario un caso orrendo, certo, ma isolato, frutto di un atto disperato. Indagando più approfonditamente però, oppure semplicemente  seguendo regolarmente le notizie che continuano ad utilizzare questi termini, si ci rende conto che, secondo le statistiche ISTAT, più dell’ 82% dei delitti a scapito di una donna sono commessi dal compagno ( spesso ex-compagno) e che nella maggior parte dei casi l’omicidio è preceduto da stalking, violenza fisica e verbale; non si tratta quindi di casi isolati, frutto di una follia momentanea, bensì di un problema culturale che sta alle basi della nostra società, ancora profondamente sessista e misogina. Quest’ultimo fattore viene però quasi del tutto ignorato dai mass media, che continuano ad imporre un’idea di un “amore criminale” e di “crimini passionali”; e questo non solo attraverso i telegiornali, ma anche film, talkshow e cartoni animati. Viene posto il problema in modo superficiale, ma non si scava più a fondo e così sembra che in profondità non ci sia niente. Questo imporsi della cultura di massa in senso negativo finisce per perpetuare e radicare nella società idee fondamentalmente sbagliate, come il fatto che solo gli stranieri siano criminali, quindi generalizzazioni estremamente pericolose, o una concezione tossica della mascolinità ( esempio molto recente : Cracco che urla ad un concorrente di Hell’s Kitchen di non piangere perché “sei MASCHIO!” ), e a mio avviso questo si collega direttamente al fatto si diffonde una cultura omogenea, nonostante ci si stia rivolgendo ad un pubblico eterogeneo. Così facendo, ciò che sarebbe dovuto essere un riflesso dell’intera realtà, diventa rappresentante solo di una parte di questa, dimenticandosi le varie minoranze ( etniche, religiose, comunità LGBTQ+ ). La mancata rappresentazione è un problema d’imposizione di una maggioranza su un gruppo più debole e questo avviene anche a causa dei media. Come possono agire negativamente, ovviamente possono anche contribuire a dare una svolta positiva, quindi non bisogna generalizzare, accumunando tutto il mondo mediatico in un giudizio negativo; questo ci permette infatti di conoscere e informarci senza difficoltà e proprio l’informarsi costantemente, in modo critico e non passivo, è il primo passo per rimediare a tutti i difetti citati, e quindi verso un miglioramento continuo.

 

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