Immersi nel FreddieMercuryDay

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Durante questo periodo dell’anno, dove l’atmosfera natalizia ci circonda, la combinazione perfetta viene a crearsi con quell’atmosfera rock che riempie le sale dei nostri cinema dalle ultime due settimane.

Trovo, quindi, più che doveroso ripercorrere alcuni dei passi più importanti della band le cui canzoni rimbombano nella nostra testa in qualsiasi momento, e ricordare, quindi,  nel FreddieMercuryDay, 16 dicembre, colui che è conosciuto per essere una delle più grandi Rock Star negli ultimi 40/50 anni.

Farrokh Bulsara, chiamato Freddie Mercury, non è considerato solo un vero e proprio animale da palcoscenico, ma piuttosto come un vero e proprio artista completo. Nasce il 5 settembre del 1946 a Zanzibar, e già da tenera età inizia a prendere lezioni di pianoforte. Costretto a trasferirsi a Londra con la famiglia, in seguito alla rivoluzione di Zanzibar, prende ispirazione per creare il suo personaggio da numerosi artisti, tra i quali ricordiamo Little Richard.

Fu Freddie Mercury a realizzare quel logo della band, inserendo i segni zodiacali dei quattro componenti della band, che sarà presente sui primi due album, negli anni 70, chiamati entrambi Queen.

Ai primi esordi la band non riscontrò l’opinione positiva dei critici tanto sperata ma nel 1974 con l’album Sheer Heart Attack, contenente Killer Queen, riuscì a conquistare la critica e il secondo posto in classifica.

I Queen, così, iniziarono ad ottenere popolarità grazie alla loro particolare identità.

L’album più costoso da realizzare ma anche quello, senza alcun dubbio, che raggiunse i migliori risultati vincendo numerosi dischi di platino, fu “A night at the opera”, dove è presente Bohemian Rhapsody. Bohemian Rhapsody uscì il giorno di Halloween del 1975 e non vide eguali. Con questa canzone, considerata dalla critica la miglior canzone rock degli ultimi 50 anni, i Queen riuscirono a dimostrare dove potevano arrivare e capirono l’importanza dell’influenza che poteva riscuotere un video. Nella sezione dell’opera presente nella canzone, furono inserite in studio di registrazione alcuni effetti impossibili da riprodurre in live tanto che in ogni esibizione, raggiunto quel momento, la band spariva dal palco e si andavano a bere un drink.

Negli anni 80, venne rilasciato l’album The Game avente come maggiori successi “Another One Bites the Dust” e “Crazy Little Thing Called Love”.

Iniziò così un periodo di sperimentazioni e nel 1982 nacque, del tutto per casualità, una collaborazione con David Bowie che dette origine a “Under Pressure” considerata l’unione di due delle Rock Star migliori di sempre.

Senza paura di osare troppo nell’84 uscì l’album The works con “Radio Gaga” e “I Want to Break Free”, il quale vide un enorme successo in Europa ma allo stesso tempo una perdita di ascolti in America.

Se Bohemian Rhapsody e considerata il capolavoro delle canzoni dei Queen, per quanto riguarda la miglior live, il premio è aggiudicato alla Live Aid nel 1985, avvenuta per raccogliere fondi per l’Etiopia.

I modi stravaganti e teatrali sopra le righe di Freddie riuscirono a conquistare un pubblico che non era strettamente indirizzato a tale genere musicale, venne per questo considerata la Performance per eccellenza.

Tra i numerosi album rilasciati dai singoli componenti della band, il 23 novembre del 1991 Freddie Mercury comunicò ai media di essere malato di AIDS e il giorno seguente morì all’età di 45 anni.

L’ultimo ritorno sul palco del cantante avvenne in versione virtuale alle Olimpiadi di Londra nel 2012 grazie  ad alcune riprese di live avvenute prima della sua morte.

Ne è passato di tempo da quando venivano considerati, al principio, solamente delle brutte copie dei Beatles, e si può dire certamente che non verranno mai dimenticati.

Da qualche parte, in un futuro, ci sarà sempre qualcuno che batterà le mani a ritmo di We Will Rock You.

E chissà se quel qualcuno riuscirà a raggiungere tale popolarità…

 

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