Mindhunter: uno sguardo nell'abisso

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Mindhunter è una serie originale Netflix, prodotta da David Fincher e  distribuita sulla piattaforma streaming l'ottobre scorso. Si basa sul libro Mindhunter: La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano, di Mark Olshaker e John E. Douglas; su quest'ultimo, ex agente speciale e uno dei primi criminal profiler, si basa il protagonista della serie, Holden Ford,grazie al quale i fatti della serie hanno inizio. Ford, con la collaborazione dell'agente Bill Tench e della dottoressa Wendy Carr, nonostante gli ostacoli incontrati inizialmente, inizia a dare forma a una nuova tecnica, chiamata “profiling”,con cui poter classificare i vari tipi di criminali ( per esempio “organizzato” e “disorganizzato”), individuare la tipologia di killer e così avvantaggiare le indagini ( la famosa serie tv della CBS, Criminal Minds, tratta di un gruppo di profiler che fanno esattamente questo). Per fare questo intervistano alcuni tra i criminali più famosi che allora stavano scontando la loro pena ( ci troviamo negli anni '70), tra cui Ed Kemper ( interpretato magistralmente da Cameron Britton), Jerry Brudos e altri, tentando di ricostruire la loro psicologia, la loro vita, il motivo per cui hanno compiuto crimini tanto terribili ecc... Penso che la serie tv si concentri principalmente su 2 tematiche ( se così vogliamo chiamarle), una di queste è la più evidente e può essere “tradotta” in una domanda, ovvero: perché hanno fatto quello che hanno fatto? La follia non è una giustificazione soddisfacente e bisogna quindi cercarne le radici nella psicologia, nell'infanzia e nel contesto ( Holden si mostrerà infatti scettico all'opinione secondo cui l'uomo nasce “cattivo”). Il secondo punto focale viene costruito passo dopo passo nel protagonista, mostrandosi a pieno solo alla fine, nonostante sia una presenza (più o meno silenziosa) per tutta la durata della serie, e sono le conseguenze che questo lavoro comporta. Come disse Nietzsche, “Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te. “ La scena finale della serie, con il confronto tra Ford e Kemper, rappresenta perfettamente tutto questo, trasmettendo un grande senso di angoscia, grazie a un incredibile dialogo e un'eccelsa interpretazione dei protagonisti. Una delle qualità più evidenti di tutta la serie sono proprio i dialoghi, perfettamente costruiti e incredibilmente affascinanti, basti pensare al momento in cui il team conia il termine serial killer, le discussioni sui sociopatici, ma soprattutto le interviste con gli assassini, in particolare Kemper, che inquietano ma allo stesso tempo sono impossibili da non apprezzare. Altro punto di forza sono i personaggi, che, nonostante il poco tempo (sono solo 10 episodi) per approfondirli, risultano reali, a tutto tondo e con sfaccettature che li rendono umani e tangibili. I colori, le musiche, le inquadrature, tutto partecipa nel rendere questa serie tv elegante e affascinante, ma il mistero della mente umana è già di per sé un argomento che, se trattato nel modo giusto ( e qui così accade), non può che portare ottimi risultati. Inoltre tutte le vicende si basano su fatti realmente accaduti, sia i crimini ( tutti gli assassini citati sono esistiti veramente e le storie presentate sono quasi del tutto fedeli alla realtà) che i colloqui con i killer ( basti pensare che l'interrogatorio di Devier fu il primo in cui il Douglas ebbe la possibilità di applicare i nuovi metodi studiati, oppure che Douglas afferma che Kemper è lo psicopatico più brillante che abbia mai interrogato ), e questo sicuramente aumenta la nostra forse inevitabile curiosità perché, come dice King, non possiamo fare a meno di rallentare di fronte a un incidente.

 

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