One day at a time

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One day at a time è una serie originale Netflix, reboot dell'omonima serie televisiva andata in onda sull'ABC con 9 stagioni dal 1975 al 1984. E' formata da 2 stagioni da 13 episodi ciascuna,dalla durata di circa 30 minuti. Il tutto si basa sulla vita di una famiglia di origini cubane, formata da Penelope, madre single, ex-soldato che soffre di disturbo post traumatico da stress e depressione, la figlia Elena, un giovane attivista femminista che ha molto a cuore l'ambiente, il figlio Alex, un dodicenne innamorato del suo viso, e la nonna ( abuelita) Lydia, donna religiosa, teatrale e innamorata della danza e dell'ormai defunto coniuge Berto. Ad unirsi a questo gruppo estremamente variegato c'è il proprietario dell'edificio, Schneider, uomo bizzarro con un brutto trascorso con droga e alcool.

Questa serie è una ventata d'aria fresca per il genere delle sitcom, capace di far ridere con battute argute e allo stesso tempo affrontare un'ampia gamma di temi estremamente importanti e di portare una rappresentazione di cui si sente ancora la mancanza, ma soprattutto la necessità. Si affrontano i problemi riguardanti la salute mentale (in particolare nella seconda stagione), tema particolarmente delicato e in molti casi ancora considerato un tabù per molti, la mancata assistenza data ai veterani di guerra, i conseguenti problemi e i diversi metodi per affrontarli (alcuni risultano positivi, altri distruttivi), l'immigrazione, il razzismo, il sessismo, il cosìdetto gun controll, tematiche LGBT+ e finalmente per la prima volta nella mia vita ho assistito alla presentazione in una serie tv disponibile worldwide di un personaggio non-binary e all'utilizzo dei pronomi giusti per questo. I personaggi non sono perfetti ovviamente, ed è per questo fantastico assistere alla loro crescita, come diventano sempre più consci dei propri errori e imparano a rapportarsi tra loro in modo diverso, come arrivano al dialogo, alla comprensione e a mettere da parte alcune loro forti convinzioni per il bene dell'altro ( Il rapporto di Lydia con il resto della famiglia è emblematico per questo fatto) . Non è la famiglia perfetta, ma è probabilmente quella che tutti vorrebbero avere. Grazie a questa varietà anche generazionale si possono avere diversi punti di vista, per esempio su come funzionasse il razzismo ai tempi in cui Lydia era appena arrivata in America e come funziona adesso nelle scuole, in un periodo in cui la generalizzazione di ogni minoranza diventa la regola e si parla di "alzare un muro", oppure la diversità con cui il sessismo si presenta per generazioni diverse e momenti diversi, grazie al confronto tra Penelope, che ha vissuto la discriminazione di genere più "rozza" e di "base" (se proprio così vogliamo definirla) lavorando in un ambiente prettamente maschile, e Elena, che combatte contro tutte quelle discriminazioni più velate e meno ovvie, che si presentano quotidianamente e vengono considerate meno ingiuste o importanti solo perchè meglio nascoste, ma che rappresentano un tipo di violenza psicologica, e non solo, da abbattere.

Ad aggiungersi a questo cocktail già di suo incredibile, il cast presenta una stella dello spettacolo, ovvero Rita Moreno (che interpreta Lydia), una delle dodici persone ad aver conseguito il titolo "EGOT", ossia la vittoria di almeno uno di tutti e quattro i premi più prestigiosi dello show-business (l'Emmy per la televisione, il Grammy per la musica, l'Oscar per il cinema e il Tony per il teatro),che ruba l'attenzione in modo magnetico. Inoltre c'è una Justina Machado fantastica, che riesce perfettamente a reggere sia le scene comiche che quelle più emotive con eleganza e talento, senza rischiare di venire oscurata dalla Moreno. Si spera che gli Emmy considereranno nella loro prossima edizione queste due attrici estremamente meritevoli. Anche la parte più giovane del cast risulta perfetta e capace a trasmettere forti emozioni, anche grazie a uno script puntuale e originale.

Un'altra importante caratteristica di questa serie è la capacità di portare sullo schermo una famiglia tipicamente americana, solo di orgine cubana, senza cadere in stereotipi, ma anzi scherzando su questi e congiungendo le tradizioni delle loro origini con il loro essere a tutti gli effetti americani. Tutto questo è accompagnato da una fantastica rappresentazione di personaggi diversi, che non hanno solo il compito di essere quel tipo di personaggio in particolare, ma sono trasverasali, non rientrano in una sola categoria, crescono ed offrono comunque una visione di alcune categorie ancora troppo ignorate dai media.

In conclusione consiglio a tutti la visione di questa serie tv, disponibile su Netflix, che merita tantissimo e rischia di essere ingiustamente cancellata.

 

 

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