Remember me

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New York, 1991. Una donna viene uccisa sulla banchina di una metropolitana davanti agli occhi della sua bambina. Sopravvissuta alla morte della madre e all'affetto apprensivo del padre, dieci anni dopo quella bambina è una diciannovenne fragile ma determinata a farcela. Studentessa di sociologia col vizio del dessert a inizio pasto, Ally incontra e innamora l'introverso Tyler Hawkins, figlio arrabbiato di un ricco uomo di affari, che ha perso il primogenito in circostanze tragiche e ha dimenticato di corrispondere gli altri “eredi”. Travolti da amore e passione Ally e Tyler condividono un lutto doloroso e la voglia di ricominciare. Ma il destino deciderà altrimenti, ferendo per sempre al cuore la loro vita e la loro città.

 

 

 

A nove anni dall'undici settembre, Remember me riflette sullo smarrimento di un ragazzo e della sua famiglia prima del crollo fatale, invertendo tendenza e intenzione del cinema americano del dopo. Quello inteso a mettere a fuoco colpe e responsabilità all'indomani della tragedia e dirimpetto alla voragine. Remember me si presenta come un film del prima ma è evidentemente una riflessione postuma che prova a rimettere insieme i cocci di ieri e di oggi e a risolvere una crisi familiare nella reiterazione di una tragedia sproporzionata e nell'ostensione del cratere scavato dal collasso del WTC.
Il film si apre su un trauma privato che ne evoca uno collettivo a venire. Dentro un'inquadratura, che incornicia un esecrabile omicidio sullo sfondo di uno skyline ancora intatto e inviolato, una bambina deraglia dai binari della propria esistenza. Strappata all'abbraccio materno e alla consuetudine, la protagonista deve fare i conti  con il male prima dello “spettacolo del male”. Se non fosse allora per quel dettaglio ergente e gemello, che finisce per infondere di sé l'intero film, Remember me sarebbe soltanto un fumoso melodramma sull'inquietudine giovanile e sulla difficoltà di entrare nella vita adulta. Un dramma interiore a cui dà sfogo la prepotente soggettività giovanile di Robert Pattinson, figura principe e “immortale” del fenomeno Twilight . Dopo il “crepuscolo” e prima dell'“eclissi”, l'attore inglese assume i caratteri stilizzati della gioventù bruciata e tormentata , accendendosi una sigaretta di troppo, sottolineando parossisticamente la tensione drammatica e imponendo al suo antieroe disarticolato l'introflessione fisica e il dinoccolare del vampiro Edward Cullen. 

 "Qualsiasi cosa tu faccia sappi che sarà insignificante ma è molto importante che tu la faccia perchè nessun altro lo farò, come quando qualcuno entra nella tua vita e una metà di te ti dice: < Non sei assolutamento pronto> mentre l'altra metà dice: < Falla tua per sempre>"

 

Debora Ferraioli- Redazione W storiadell'arte. eu.

 

 

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