Saturazione da Harry Potter, l'ultima puntata deluderà?

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Stampa britannica: la nuova pellicola del mago convince a metà.

 

Di Lorenzo Berardi

Neppure la pioggia torrenziale abbattutasi su tutta l'Inghilterra nella serata di giovedì 10 novembre ha fermato l'evento clou del West End londinese. Sul red carpet allestito sotto al diluvio di Leicester Square hanno sfilato i protagonisti dell'ultimo capitolo della saga cinematografica di Harry Potter.
Un ultimo atto diviso astutamente a metà, per la gioia dei produttori e la frustrante attesa dei fan del maghetto uscito dalla penna di J.K. Rowling. La prima mondiale di Harry Potter and the Deathly Hallows (Harry Potter e i doni della morte) ha naturalmente catalizzato l'attenzione dei media britannici.

 


 

Harry Potter, eroe neo-dickensiano

Fenomeno di costume prima ancora che letterario e poi cinematografico, Harry Potter è stato capace di uscire dalla gabbia della letteratura per l'infanzia conquistando un pubblico di adulti e superando le molteplici accuse di plagio ricevute dalla Rowling.
Che il personaggio di Harry e il suo universo racchiudano in sè alcune caratteristiche tipicamente britanniche è fuori di discussione: il linguaggio e l'estetica potteriana sono la quintessenza dell'essere british.
In un sottile equilibrio fra realtà e finzione degno di Borges, la celebre scuola di magia e stregoneria di Hogwarts si raggiunge dal binario nove e tre quarti della stazione londinese di King's Cross e la Rowling lascia intendere che la destinazione si trovi da qualche parte in Scozia.
Mentre le torri, i pinnacoli, le guglie, gli archi e le volte a crociera neogotiche di Hogwarts che fanno da cornice al pluriennale scontro fra Harry e il malvagio Lord Voldemort richiamano le architetture e le atmosfere dell'Inghilterra accademica. Non è un mistero che Hogwarts sia ispirata tanto alle esclusive boarding school (collegi a convitto) quanto ai prestigiosi college universitari di Oxford e Cambridge, così come all'università scozzese di Saint Andrews dove ha studiato il principe William.
Andando persino oltre si potrebbe identificare nei muggle, (i babbani) ovvero i comuni mortali disprezzati dai maghi in quanto "razza inferiore", la working class britannica opposta a una upper class che a colpi di incantesimi e stregonerie si arroga il diritto alla superiorità.
In questo senso, l'orfano Harry maltrattato dagli zii viene presentato come un personaggio dai risvolti dickensiani, un David Copperfield (non l'omonimo mago!) o un Oliver Twist in cerca di riscatto. Harry è l'anello di congiunzione e il punto d'incontro fra il mondo magico e quello terreno, ma anche, simbolicamente, fra due classi sociali e due distinte Inghilterre.

Critica dolceamara: da due a quattro stelle

Dal punto di vista commerciale, il maghetto occhialuto è divenuto un brand di grande riconoscibilità e immediato successo. Daniel Radcliffe, che impersona Harry, è ormai una celebrità che gli appassionati della serie credono di conoscere talmente bene da rimproverargli atteggiamenti non in linea con l'etica richiesta dal suo personaggio cinematografico.
Lo stesso può dirsi dei due attori che lo spalleggiano in tutte le sette trasposizioni cinematrografiche della saga sinora uscite sul grande schermo. Emma Watson e Rupert Grint avevano rispettivamente 11 e 13 anni quando nel 2001esordirono nei ruoli di Hermione Granger e Ron Weasley in Harry Potter e la pietra filosofale. Due 20enni che, al pari di Daniel-Harry, oggi rivendicano il diritto a una parvenza di vita privata, ma i cui comportamenti sono quotidianamente sotto la lente d'ingrandimento dei tabloid.
Detto questo, il film ha lasciato tiepida la stampa britannica. Nella scala di valutazione adoperata dalla maggior parte dei quotidiani inglesi, i giudizi per l'ultimo "mezzo" Harry Potter oscillano fra le due stelle di un sarcastico Guardian e le quattro del Daily Telegraph secondo cui è «un film lucrativo, ma che offre reali emozioni».

Radcliffe: «Non ne posso più di Harry»

Più in generale, le recensioni apparse sui principali quotidiani del Regno Unito riconoscono la spettacolarità del film, ma avvertono il logorio della saga. L'Independent il 12 novembre ha definito il primo capitolo dell'ultima parte «un antipasto». Ben 150 minuti in cui il regista David Yates tenta di introdurre temi più adulti come «la gelosia, l'ascesa del fascismo e la pulizia etnica», ma è costretto a non dimenticare che i principali destinatari del film restano i bambini.
Il Daily Mail ha preferito, invece, soffermarsi maggiormente sull'audace mise di Emma Watson che sui vizi e virtù della pellicola, accentuando la sensazione che la stampa scandalistica britannica abbia trovato la sua nuova eroina o vittima sacrificale.
Il Times ha riportato l'intervento degli interpreti alla première sottolineando come pur essendo il film «mirato in modo diretto ai teenager», il pubblico che si è assiepato dietro alle transenne di Leicester Square, fosse «nettamente più adulto di quello che si ritrovò per assistere alla prima del primo Harry Potter». Correva l'anno 2001 e quel film catapultò Radcliffe, Watson e Grint nello star system condannandoli a una sorta di esilio dorato in un universo potteriano parallelo.
Non sorprende dunque che il 21enne Daniel-Harry, in smoking e papavero rosso all'occhiello in onore del Remembrance Day, non abbia temuto di dichiarare alla stampa: «Devo essere l'unica persona al mondo che non vuole altri libri di Harry Potter. Ho recitato questa parte per 10 anni ed è tempo di fare qualcos'altro».
Il film ha ottenuto una classificazione 12A dalla British Board of Film Classification (Bbfc), l'organismo che esamina ogni pellicola in uscita nel Regno Unito stabilendo a che tipo di pubblico possa essere appropriata. In questo caso Harry Potter and the Deathly Hallows è ritenuto un film «a moderato tasso di violenza e minaccia», inadatto quindi agli under 12. In Italia, I doni della morte uscirà il 19 novembre, mentre la première della seconda parte dell'ultimo atto di questo crescendo potteriano è prevista per luglio 2011 nel Regno Unito.

Fonte-Lettera 43

 

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