The Ring 3: Recensione

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sSi risveglia dopo anni, in casa Paramount, la sventurata e terrificante Samara, la ragazzina morta in un pozzo che uccide dopo 7 giorni chiunque guardi una videocasseta.

Come dice la critica, più che un seguito, questo è peraltro una sorta di remake, dato che, pur dando per presupposta l'esistenza di una leggenda sul video maledetto di Samara (e quindi di un pregresso), ci presenta un nuovo set di personaggi che si ritrova alle prese con i guai conseguenti alla visione del video (più o meno gli stessi affrontati dai protagonisti dei film precedenti). Gli elementi disturbanti provenienti dall'originale restano e funzionano ancora: la trasmissibilità della maledizione che comporta una feroce riedizione dell'homo homini lupus, l'efficacia dell'icona spettrale principale (Samara), l'imperscrutabilità e ineluttabilità del Male e così via. Elementi di novità ce ne sono pochi, se non marginali, come la ricerca di Gabriel, mirata allo svelamento del soprannaturale nell'esistenza umana e il fatto che la vecchia videocassetta è rimpiazzata da un file informatico.

Prima di passare a due anni più tardi, sotto la regia di F. Javier Gutiérrez, riprende il via tramite un’inquietante sequenza che si svolge a bordo di un aereo, il terzo lungometraggio made in USA derivato dal giapponese “The ring” che, diretto nel 1998 da Hideo Nakata prendendo ispirazione da un romanzo di Suzuki Koji, non solo impose sulla scena del cinema asiatico e della cultura pop il J-horror (quello nipponico, per intenderci), ma finì per generare diversi derivati.

Il secondo capitolo non si rifaceva affatto all’omonimo capostipite orientale ma si limitava a proseguire in maniera piuttosto monotona e senza troppa fantasia la vicenda della giornalista Rachel Keller, alias Naomi Watts, introdotta nella pellicola precedente e che non ritroviamo all’interno di questo nuovo tassello, in quanto del tutto scollegato agli altri due.
Perché, in realtà, è soltanto il titolo italiano ad illudere lo spettatore di trovarsi dinanzi ad un terzo episodio quando prende avvio quello che è conosciuto in patria semplicemente come “Rings” e che, ponendo nei panni della giovane Julia la Matilda Lutz vista nel mucciniano “L’estate addosso”, si propone in maniera evidente in qualità di reboot della saga.Si risveglia dopo anni, in casa Paramount, la sventurata e spietata Samara, la ragazzina morta in un pozzo che uccide chiunque guardi una videocassetta dopo 7 giorni.


Reboot, la cui neo-protagonista si ritrova ad indagare sui raccapriccianti retroscena riguardanti la Samara, ora interpretata da Bonnie Morgan, dal momento in cui la diabolica videocassetta che pare lasci soltanto sette giorni di vita a coloro che la visionano comincia a suscitare un certo interesse nel fidanzato Holt, ovvero Alex Roe.

In conclusione, sembra che The Ring 3 non abbia riscosso molto successo né tra la critica né tra il pubblico. Per la presenza di molti “jumpscare” assolutamente inaspettati non si può dire che non sia un film che darà molti incubi, certo, bisogna apprezzare quello che sono diventati quasi tutti i film horror americani negli ultimi tempi: un susseguirsi di scene terrificanti e crude senza una trama che faccia valere veramente la pena di vedere il film.

 

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