Amelia Earhart: la prima donna a volare sull'Atlantico

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Il 18 giugno del 1928, esattamente 92 anni fa, Amelia Earhart sorvolò l'atlantico con il suo aereo: era la prima donna a compiere tale impresa.

 

Questa pioniera era nata ad Atchison, nel Kansas, il 24 luglio 1897; crebbe con la sorella e i nonni, poiché i genitori solo pochi anni dopo la sua nascita decidono di trasferirsi per trovare lavoro a Des Moines, nell'Iowa.

 

Fin da bambina si dimostrò ribelle e anticonformista: scalava gli alberi, esplorava il vicinato, collezionava vermi e farfalle, andava a caccia di topi con un fucile calibro 22... Iniziò anche raccogliere in un album gli articoli di giornale riguardanti donne che avevano avuto successo in campi prevalentemente maschili; tutte attività che non erano ritenute esattamente consone al genere femminile in quegli anni.

 

La sua prima esperienza di volo arrivò nel 1904, quando costruì con l'aiuto dello zio una capanna per gli attrezzi,  si arrampicò e si lanciò giù; l'atterraggio fu disastroso, ma per fortuna se la cavò solo con qualche livido.

 

Dopo essersi diplomata alla Hyde Park High School di Chicago nel 1916, frequentò la Ogontz School for Girls di Filadelfia in Pennsylvania. Lasciò l’istituto dopo soli due anni per andare in Canada, dove la sorella si era trasferita dopo il matrimonio, a seguire un corso per diventare infermiera presso la Croce Rossa: la sua idea era quella di mettersi a disposizione dello Spadina Military Hospital di Toronto per curare i soldati feriti durante la Grande Guerra.

 

In questo periodo contrasse l'influenza spagnola, dalla quale si riprese solo dopo un anno; durante questa lunga convalescenza lesse molto e imparò numerose nozioni di meccanica. Il 28 dicembre del 1920, a 23 anni, andò ad raduno aeronautico presso il Daugherty Airfield a Long Beach in California e salì per la prima volta su un aereo per un breve volo turistico nei cieli sopra Los Angeles. Fu proprio in quel momento che capì che era nata per volare; iniziò dunque a prendere lezioni di volo, facendo grossi sacrifici per pagarle, anche perché suo padre aveva problemi di alcolismo e per questo faticava a mantenere un impiego fisso che gli assicurasse una rendita economica sufficiente per mantenere la famiglia.

 

 

Nonostante ciò, nel 1922 comprò il suo primo aero: un biplano Kinner Airster di seconda mano dipinto di giallo brillante battezzato simpaticamente “Canarino”.

 

Nella primavera del 1923 Amelia divenne la sedicesima donna al mondo a conseguire il brevetto di pilota.

 

Purtroppo però, a causa di alcuni investimenti sbagliati perde quasi ogni sua ricchezza ed è costretta a vendere il Canarino; contemporaneamente deve affrontare i problemi causati da una grave sinusite cronica, lasciatele in eredità dalla spagnola. Dopo il divorzio dei genitori, a metà degli anni Venti, Amelia e la madre si trasferirono a Boston, dove fu operata

con successo per curare la sinusite e tornò all’università.  Non potendo permettersi di pagare gli studi, abbandonò presto la scuola e si trovò un lavoro come assistente sociale in una struttura specializzata, che le consentì di mantenersi e continuare a volare.

 

Proprio durante un turno di lavoro ricevette una telefonata da un uomo, che le chiese se volesse essere la prima donna a volare sull'Atlantico; Amelia non esitò un solo istante ad accettare.

 

Il progetto fu coordinato anche dall'editore George Palmer Putnam, che si innamorò di Amelia e, il 7 febbraio 1931, si unì a lei in matrimonio.

 

Dopo numerosi rinvii dovuti a condizioni meteo avverse, il 17 giugno 1928, da Trepassey Harbour, avvenne il decollo. A bordo del Fokker F7 chiamato simbolicamente “Friendship”, oltre ad Amelia ci sono il pilota Wilmer Stults e il meccanico e co-pilota Lou Gordon.

 

La Earhart non svolse alcun compito specifico, tanto che si paragonò lei stessa ad un "sacco di patate", ma all'atterraggio in Galles i riflettori furono puntati tutti su di lei.

 

Al ritorno a New York, Amelia e i suoi compagni vennero accolti da una folla festante ed invitati ad un ricevimento alla Casa Bianca dall’allora Presidente americano Calvin Coolidge. Ormai era considerata da  tutti  un’eroina nazionale,anche grazie ai consigli di George Putnam, che le faceva da manager, organizzando la sua sempre più piena agenda di impegni: la Earhart stava diventando una vera e propria star. Partecipò a conferenze stampa e campagne pubblicitarie, ricevette numerosi incarichi presso varie compagnie aeree, scrisse libri sulle sue avventure in cielo e così riuscì finalmente a raggiungere la tranquillità finanziaria che le era sempre mancata.

 

L'8 aprile 1931 Amelia stabilì un altro strabiliante record: raggiunse la più alta altitudine con un aereo toccando i 5613 metri a bordo di un Pitcairn Pca2. La vera impresa della sua vita, però, fu quella del 20 maggio 1932, quando divenne la prima donna al mondo a trasvolare l'oceano in solitaria. Grazie a quest'ultimo successo ottenne la Medaglia d’Oro della National Geographic Society, consegnatale direttamente dal Presidente americano in carica Herbert Hoover e la Disginguished Flying Cross, conferita dal Congresso degli Stati Uniti per la prima volta ad una donna.

 

Il 25 agosto 1932 conquistò un altro primato: fu la prima donna ad attraversare in volo gli Stati Uniti da Los Angeles a Newark, nel New Jersey, senza scalo, coprendo una distanza di quasi 4000 km in 19 ore ininterrotte.

 

Coniugò queste mirabolanti imprese un po' mascoline con la sua vena femminile, creando una linea di bagagli per viaggi in aereo e un capo particolare di abbigliamento sportivo appositamente pensato per le donne aviatrici e composto da pantaloni morbidi corredati da cerniere e grosse tasche.

 

Entrò nella Purdue University come visiting faculty member, ovvero membro della facoltà in visita, per consigliare le donne sulla loro carriera e come consulente tecnico per il Dipartimento dell'aeronautica.

 

Fu proprio questa università a finanziare la sua successiva impresa folle: la circumnavigazione del globo in aereo seguendo la rotta equatoriale li ha 47000 km. La fusoliera del suo aereo, un Lockheed L10 Electra, fu attrezzata con un serbatoio più capiente del normale, così da riuscire a contenere una maggiore quantità di carburante.

 

Il decollo riuscì solo al secondo tentativo avvenuto il 1 giugno 1937; dopo aver percorso circa 35mila km sorvolarono l'isola di Howland, nel cui cielo erano radunate molte nuvole cariche di pioggia che complicarono il volo di Amelia e del suo compagno di volo Fred Noonan. All'alba i due chiedono aiuto via radio per trovare la rotta   all'ITASCA, una motovedetta della Guardia Costiera Americana; la risposta non riuscì ad arrivare all'aereo e alle 7.42 del mattino del 3 luglio l’ITASCA intercettò la seguente comunicazione:“Dovremmo essere sopra di voi ma non riusciamo a vedervi. Il carburante sta per finire. Non siamo riusciti a raggiungervi via radio. Stiamo volando a 1000 piedi”. La nave cercò inutilmente di rispondere ma l'aereo continuava a non ricevere le comunicazioni Alle 8.45, un altro messaggio:“Stiamo volando in linea nord sud”

 

Poi più nulla. Mancavano circa 10mila chilometri di volo sul Pacifico alla fine della prima trasvolata mondiale di una donna.

 

Ad Howland l’Electra non arrivò mai: se ne persero le tracce nei pressi dell’isola Nikumaroro, circa 1000 km dopo Lae. Per cercare Earhart e Noonan venne organizzata una mobilitazione senza precedenti, la più estesa della storia navale, autorizzata dal presidente Franklin Delano Roosvelt in persona: in essa furono impiegate 9 navi e 66 aerei.  Un’operazione che purtroppo non ha avuto successo; le manovre vennero interrotte a malincuore dal governo USA il 19 luglio, dopo che furono spesi 4 milioni di dollari e battute 250 mila miglia quadrate di Oceano.

 

Il destino dei due piloti è ancora sconosciuto, probabilmente affogarono in seguito ad un ammaraggio dovuto ad un guasto meccanico o all’esaurimento imprevisto di carburante per un calcolo errato.

 

Un'altra possibilità è che siano morti dopo un periodo di sopravvivenza in un atollo dell’area in cui l’Electra è precipitato. Qualcuno ha poi ritenuto che l’aviatrice e il suo navigatore, costretti ad un atterraggio di emergenza, siano stati fatti prigionieri dai giapponesi e da costoro giustiziati in quanto ritenuti spie straniere. Altri ancora hanno addirittura ipotizzato che Amelia si sia salvata e sia tornata in America, facendo volontariamente perdere le proprie tracce nascosta dietro una nuova identità.

 

Nel corso degli anni sono state intraprese continue ricerche nelle zone dove potrebbero trovarsi indizi sulla vera storia della fine di quel viaggio; durante uno di questi tentativi furono trovati i resti di un vasetto di crema che l’aviatrice era solita usare, pezzi di due bottigliette degli anni 30, ossicini di animali tra le pietre di un focolare e, nel luglio 2012, parti di un relitto aereo che potrebbero essere appartenuti all’Electra di Amelia Earhart.

 

Nel 2018 un'analisi forense avrebbe stabilito che i resti ossei trovati nel 1940 sull’isola di Nikumaroro nell’Oceano Pacifico dalla spedizione britannica, guidata dall’ufficiale e pilota Gerard Gallagher, insieme ad alcuni oggetti poi andati perduti, quasi certamente appartengono ad Amelia.

 

Alla memoria sua memoria é stato intitolato il faro di Howland Island, costruito poco dopo la sua scomparsa. A Culmore, in Irlanda del Nord, dove l’aviatrice è atterrata dopo la trasvolata oceanica in solitaria, c’è un piccolo museo che la ricorda. In tutti gli Usa, inoltre, le sono state intitolate strade, scuole e aeroporti, mentre Atchinson, la sua città di nascita, è divenuta un memoriale permanente della vita e delle imprese di Amelia Earhart, un'autentica eroina dello scorso secolo!

 

 

Bibliografia :https://www.lintellettualedissidente.it/controcultura/storia/amelia-earhart/https://www.google.com/amp/s/www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2019/11/04/news/amelia_earhart_in_un_doc_il_mistero_della_scomparsa-240235447/amp/,

 

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