Le streghe di Triora

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Triora è un piccolo borgo dell'entroterra imperiese in cui fra il 1587 e il 1589 furono ospitati numerosissimi processi di stregoneria: in quegli anni, infatti, l'entroterra fu devastato da molte carestie e la popolazione iniziò ad incolpare le streghe.

 

La crisi di sussistenza, causata dall’appropriazione di derrate alimentari da parte dei proprietari terrieri locali intenzionati ad arricchirsi, fu addebitata ad alcune donne, presunte streghe. Si trattava sia di donne umili, residenti presso la “Cabotina”, il quartiere più povero del paese, sia di donne di condizione sociale più elevata.

 

Su sollecitazione della comunità locale e del podestà Stefano Carrega, giunsero sia il vicario inquisitoriale sia il vicario del vescovo di Albenga Gerolamo Dal Pozzo: entrambi convinti dell’esistenza della stregoneria , durante la messa presso la chiesa parrocchiale, invitarono le popolazioni del luogo alla delazione.

Le richieste dei due vicari non tardarono a essere accolte e condussero a una serie di rivelazioni e di accuse a catena incontrollate dovute alle forti tensioni sociali presenti nella zona.

 

In seguito a indagini sommarie e a spietati interrogatori effettuati anche con l’ausilio della tortura, furono messe sott’inchiesta oltre quaranta donne e un uomo, che confessarono di essere autori di malefici e di infanticidi.

 

Tra le presunte streghe arrestate, la sessantenne Isotta Stella morì a causa dei tormenti subiti, mentre un’altra donna cadde dalla finestra (si trattò presumibilmente di un tentativo di fuga).

 

La piega drammatica presa dalla situazione spinse il Consiglio degli Anziani, nel gennaio del 1588, a rivolgersi al doge di Genova per chiedere la sospensione dei processi, la revoca dell’incarico a Dal Pozzo e l’intervento dell’Inquisitore generale Alberto Drago.

Il vescovo di Albenga, Luca Fieschi, scrisse una serie di missive a Dal Pozzo per avere spiegazioni in merito, Drago visitò Triora nel maggio 1588, ottenendo il rilascio di una delle accusate (una ragazza di tredici anni, che aveva confessato, abiurò pubblicamente in chiesa).

 

Il mese successivo però l’arrivo di Giulio Scribani, commissario nominato dal governo genovese, fece precipitare gli eventi.

Scribani, mosso da eccessivo zelo, promosse una caccia alle streghe in tutta la zona, coinvolgendo anche i paesi vicini a Triora, cioè Castelvittorio, Montalto, Badalucco, Porto Maurizio e Sanremo.

 

Visti i numerosi nuovi arresti e la richiesta della pena capitale per alcune imputate, il governo genovese intervenne e affidò all’uditore Serafino Petrozzi l’incarico di rivedere i processi e di verificare l’agire dello Scribani.

Al Petrozzi furono affiancati i giureconsulti Giuseppe Torre e Pietro Allaria Caracciolo, i quali convennero con lo Scribani, convincendo anche il Petrozzi, che, invece, aveva sollevato qualche perplessità: Pierina di Badalucco e Gentile da Castelvittorio furono giustiziate.

 

La caccia alle streghe ormai era fuori controllo e l’Inquisizione genovese, nell’estate 1588, decise di agire rivendicando la sua competenza esclusiva sulla vicenda e trasferendo le accusate a Genova nelle prigioni governative; alla fine di settembre tutta la documentazione fu inviata a Roma all’esame della Congregazione del Sant’Uffizio.

Il cardinale Giulio Antonio Santoro, arcivescovo di Santa Severina e segretario del Sant’Uffizio, dopo avere letto i verbali, accusò i giudici locali di «inumanità et crudeltà». Nel frattempo, le donne trasferite a Genova avevano ritrattato le loro confessioni, in precedenza estorte sotto tortura.

 

Le sentenze finali, emesse tra 1589 e 1590, furono molto clementi. Una parte delle inquisite fu condannata all’abiura e a leggere alcune penitenze, una parte, invece, fu rilasciata. L’unico uomo messo sotto accusa, Biagio de Cagne, fu condannato anch’egli all’abiura.

 

In memoria di questi tragici avvenimenti è stata istituita una vera e propria festa dedicata alla stregoneria chiamata “Strigora”, che si svolge ogni anno la prima domenica dopo Ferragosto tra i carrugi dell’antico borgo.

 

Oggi, la storia di Triora rivive anche nel Museo etnografico e della stregoneria aperto nel 2016, che si trova all’ingresso del paese, e che mostra uno spaccato della vita di campagna dei contadini del tempo, dove sono conservati i documenti dei processi e le ricostruzioni degli interrogatori e delle torture alle streghe.

 

Il borgo ha creato tre itinerari per far scoprire ai turisti alcuni luoghi simbolo delle streghe, ognuno ha una tematica specifica così da soddisfare le esigenze di ogni visitatore.

 

Il percorso arte parte dal Museo della stregoneria, attraversa le mura cittadine e tocca l’antico forno. Largo Tamagni, la cisterna centrale, la fontana Sottana, Palazzo Borelli, la Grotta di Lourdes, con un excursus sui portali in ardesia e termina alla Collegiata con l’oratorio di San Giovanni del 1600.

 

Il tour curiosity inizia dal castello, che rappresenta la sommità del borgo, poi scende fino ai ruderi della Chiesa di Santa Caterina del XV secolo, da qui si raggiunge uno degli angoli più romantici di Triora, il Poggio della croce, da cui si gode di una splendida vista sull’intera vallata. Si arriva poi ad un’altra fontana chiamata Soprana e la “cabotina” ovvero la grotta delle streghe. Da qui si prosegue verso San Dalmazzo, il Museo della stregoneria e infine Palazzo Stella.

 

Per ospitare al meglio anche le famiglie con bambini piccoli è stato creato l'itinerario Kids, più breve rispetto agli altri e meno impressionante. Ogni tappa prende il nome da una strega: si inizia da Battistina, ovvero la piazza del mercato, poi si arriva a Isotta, cioè piazza Tommaso Reggio, e da qui si raggiunge Franchetta, che corrisponde alla prima Cabotina. Il percorso termina con Luchina, la piazza antistante il castello.

 

Ancora una volta, dunque, la nostra bellissima Italia ci dimostra che nei borghi più piccoli si nascondono gli aneddoti più curiosi!

 

 

 

 

 

 

Bibliografia :

http://www.ereticopedia.org/caccia-streghe-Triorahttps://www.google.com/amp/s/siviaggia.it/borghi/triora-borgo-streghe-liguria/245619/amp/

 

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