«Non conta la rivista, ma il valore della ricerca»

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«Non conta la rivista, ma il valore della ricerca»

Interviene la presidentessa degli esperti che hanno stilato la classifica delle pubblicazioni specializzate di italianistica

L'ampio discorso critico con cui, lunedì, Paolo Di Stefano ha affrontato i risultati della classificazionedelle riviste di italianistica, recentemente proposta nel quadro dell'attività dell'Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), è stimolo non solo a discuterne alcuni aspetti puntuali, ma a considerarne, almeno in prospettiva, il tema generale: quello, spinosissimo, della valutazione delle aree umanistiche, di cui la «graduatoria dei punteggi universitari» sembra un'anticipazione.

Il Gev 10, il gruppo di esperti da me presieduto, e a cui risale la classifica, infatti, si occupa di tutte le scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche e, nella sua attività, ha seguito un'identica prassi per tutti i settori: i «punti dolenti» indicati dall'articolo sono perciò le trappole in cui è facile precipitare, per l'italianistica come per l'antichistica, per le letterature straniere come per la storia dell'arte; ma, fortunatamente, le direi evitate.

Che il ranking delle testate contribuisca a definire il punteggio delle opere presentate per la valutazione degli atenei è stato escluso proprio dalla dichiarazione dei criteri con cui il gruppo chiarisce il processo valutativo, che sarà affidato al solo giudizio di esperti: «Il Gev 10 - vi è scritto - utilizzerà per la valutazione dei prodotti il sistema della peer review . La sede di pubblicazione di prodotti, la tipologia e la lingua in cui è stata espressa la ricerca non sono fattori che ne condizionino in alcun modo l'assegnazione a diversi livelli di merito».

Gianfranco Contini, in centro, nel 1964, nella storica tipografia Tallone, mette a punto «Il Tesoretto» di Brunetto Latini

Nessun privilegio per il testo mediocre pubblicato(grazie all'età o al circuito baronale) su una rivista nota, ma giusto giudizio per il saggio eccellente di uno sconosciuto, persino se appare su un periodico ancora sprovvisto di Issn, cioè di un codice di identificazione. Un Gianfranco Contini che pubblicasse uno studio fondamentale dedicato a Dante su un foglio marginale non sarebbe penalizzato dall'Anvur, come teme Di Stefano, ma felicitato con il massimo punteggio.

C'è di più. Un'attenta analisi delle tipologie di ricerca nei vari settori ha permesso di riconoscere e attribuire valore a «prodotti» (ohimè, così dobbiamo chiamarli) spesso trascurati dai sistemi di valutazione dei singoli atenei: traduzioni dei linguisti, edizioni di scavo degli archeologi, registrazioni audio e video di etnografi... (E di fronte alle leggende metropolitane che si stanno diffondendo a tale proposito, non inviterò mai abbastanza i colleghi delle varie università a consultare i criteri pubblicati dal Gev 10 sul sito dell'Anvur!)

Perché dunque la costruzione di una graduatoria di riviste, sia pur essenzialmente informativa? Non è solo il bisogno di sperimentare, nella misura in cui appare utile alle discipline umanistiche, alcune pratiche di altre aree, ma l'intento di valorizzare le riviste italiane, sia promuovendone l'aggiornamento editoriale sia patrocinandone l'inserimento nei maggiori archivi citazionali, cioè i circuiti internazionali che determinano il peso della rivista.

È un lavoro sicuramente imperfetto, destinato a periodiche revisioni, ma che rappresenta un esempio di collaborazione fra esperti dell'Anvur, associazioni e consulte scientifico-disciplinari e docenti delle maggiori università straniere. Ne risulta un panorama delle riviste italiane in cui le discipline appaiono integrate e spesso maggiormente messe in valore: per esempio la rivista «Allegoria», «l'ottimo semestrale di Romano Luperini» di cui l'articolo lamenta l'assenza, si trova in realtà, proprio per l'ampiezza del suo discorso critico, non in italianistica ma in un settore dagli interessi più dichiaratamente internazionali, «critica letteraria e letterature comparate». Ed è in «serie A».

http://www.corriere.it/cultura/12_aprile_26/giaveri-non-conta-rivista-valore-ricerca_09499f1c-8f9d-11e1-b563-5183986f349a.shtml

 

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