Non siamo fatti per vivere per sempre

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Il segreto per snobbare l’invecchiamento è nascosto nei telomeri, piccole porzioni di DNA che si trovano alla fine di ogni cromosoma e hanno il compito di proteggerlo. I telomeri cambiano con il passare del tempo, accorciandosi ad ogni divisione cellulare fino a perdere il loro ruolo di “cuscinetto” per impedire alla doppia elica di sfibrarsi. Cercare di potenziarli è da tempo l’obiettivo di molti studi, che però in passato sono sempre intervenuti sul DNA alterando l’espressione genica.

Un gruppo di ricercatori del Centro Nazionale di Ricerca Oncologica spagnolo, ultimamente, sembra aver scoperto come estendere i telomeri e con essi la vita in salute dei topi, senza alterazioni genetiche, con una tecnica di coltivazione di cellule staminali embrionali. Il risultato della ricerca rafforza l’idea che per perseguire la longevità non bisogna considerare solo i geni: si può estendere la durata della vita senza alterare il DNA. La scoperta alla base di questo lavoro è avvenuta per caso dieci anni fa e riguarda le iPS, le cellule staminali pluripotenti indotte (cioè di un organismo adulto alle quali è stata restituita la pluripotenza, ovvero la capacità di differenziarsi in diversi tipi di cellule).

Ci sono voluti anni di studio prima che il gruppo di ricerca riuscisse ad ottenere, partendo da queste cellule embrionali, topi aventi il 100% delle cellule con telomeri iperestesi. I roditori vivono il 13% in più della media e sono più sani, infatti hanno meno tumori e sono più magri, perché accumulano meno grasso, il loro invecchiamento metabolico è minore, hanno livelli più bassi di colesterolo e tollerano meglio insulina e glucosio.

La vita umana ha dunque un limite invalicabile? Se c’è, lo abbiamo già raggiunto? O non esiste una barriera estrema per la longevità? Intorno a queste domande si interrogano da tempo medici, biologi, studiosi dell’evoluzione, che a seconda delle prospettive forniscono risposte assai contrastanti.

Gli studiosi hanno preso in esame i dati demografici su quasi quattromila italiani ultracentenari forniti dall’ISTAT. Si tratta di un campione assai ampio per studi di questo genere, che può contare su informazioni attendibili, come i certificati di nascita e di morte. L’analisi dei ricercatori mostra che tra questi “grandi vecchi”, oltre i 105 anni, la mortalità, invece di andare di pari passo con l’aumentare dell’età come sembrerebbe normale in base al senso comune, ad un certo punto decresce. È come se raggiunte queste età estreme la vita potesse continuare indefinitamente sullo stesso binario.

Naturalmente poi la morte arriva, ma i tassi di mortalità, che fino agli 80 anni circa aumentano esponenzialmente come tutti i dati demografici dimostrano, in seguito iniziano a decrescere e dopo i 105 anni rimangono stabili. Gli stessi dati dicono anche che tra gli ultracentenari presi in considerazione (quelli nati tra il 1896 e il 1910) la mortalità tende a diminuire per il gruppo dei più giovani, il che suggerisce che stiamo assistendo ad un vero e proprio aumento della durata della vita per la nostre specie.

Gli ultimi dati statistici olandesi hanno analizzato che negli ultimi tre decenni il numero delle persone che hanno superato i 95 anni è quasi triplicato, il massimo dell’età raggiunta però non ha avuto nessun incremento nello stesso periodo. Un tetto massimo dunque esisterebbe e secondo i ricercatori il fatto che non si vedano incrementi significa che è già stato raggiunto. La stima lo colloca intorno ai 115 anni, più a lungo di così la specie umana non potrebbe vivere. Le eccezioni, come quella della francese Jean Calment vissuta 122 anni ci sono, ma rimangono appunto tali, non un traguardo alla portata della nostra specie.

L’italiana Emma Morano di Verbania, morta ad aprile di quest’anno all’età di 117 anni ha detenuto per alcuni anni il record di donna più anziana al mondo; ora il primato è passato alla jamaicana Violet Brown, nata il 10 marzo 1900.

Molti demografi e biologi affermano che i dati possano portare ad altre conclusioni, e cioè che il limite delle candeline da spegnere possa essere di molto superiore, anche più di 120 anni, oppure non esistere proprio. In certe condizioni, con lo stile di vita e l’alimentazione giusta, oltre che con i progressi contro le malattie, la vecchiaia potrebbe procedere ad oltranza.

Fonte: https://www.focus.it/scienza/scienze/longevita-invecchiamento-eterna-giovinezza

Rielaborazione di Giusto Francesca.

 

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