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Ad Alba la primavera si tinge di rosso

Dalla pittura industriale di Pinot Gallizio a San Domenico alla kermesse sul vitigno “padre” di barolo e barbaresco

alba,pinot gallizio


Re Vittorio Emanuele, lo sapeva bene la Bela Rosin, aveva due passioni. L’altra era la caccia. Si racconta che un giorno, mentre era impegnato in una battuta sulle colline albesi, non distante dalla tenuta di Pollenzo, si fermò nella cascina di un contadino che lo accolse incredulo e riverente, offrendogli i suoi migliori prodotti: tome, salami, confetture e un bicchiere di rosso. 

«Ottimo questo vino», fu il commento del re. E il contadino: «Pensi, signore, che ne abbiamo anche del migliore». «Davvero? E quale?». «Il nebbiolo, ma lo teniamo da parte per le grandi occasioni». Se non volete fare la fine del re, basta che programmiate il vostro navigatore su Alba, dove a maggio il vitigno nebbiolo si fa democratico e si svela a tutti nelle forme che lo hanno collocato nell’Olimpo dei grandi vini del mondo: Barolo, Barbaresco e Roero. Una data precisa? Il 19 maggio, quando con «Nebbiolo Prima Open» per la prima volta anche gli enoappassionati avranno la possibilità di conoscere le nuove annate dei vini di Langa e Roero, nelle antiche cantine di quello che fu il celebre marchio Luigi Calissano (www.albeisa.com).
Se in autunno un viaggio ad Alba sarebbe inevitabilmente sulla scia del bianco più pregiato - il tartufo, che qui cresce anche sotto gli alberi di alcuni giardini pubblici - in primavera non può che iniziare nel segno del rosso, il colore dominante della capitale delle Langhe. Rosso è lo stemma crociato della città, così come lo sono i mattoni dei suoi monumenti più belli: le torri medievali, la cattedrale di San Lorenzo di impianto romanico duecentesco, poi rifatta nel Quattrocento, la chiesa di San Domenico in stile gotico primitivo, le case fortificate della via Maestra, dove i negozi di enogastronomia si confondono tra le boutique e le gioiellerie.
Rosse sono molte delle tavole dipinte da Macrino d’Alba, una sorta di Pinturicchio piemontese attivo tra il XV e XVI secolo, come la «Madonna e Santi» del 1501 conservata nel Municipio. Rosso è anche il sangue versato dai partigiani raccontati in decine di pagine da Beppe Fenoglio, lo scrittore cui la sua città natale dedica quattro suggestivi itinerari letterari, oltre a quelli che si possono trovare salendo in collina, tra Mango (il paese del «Partigiano Johnny»), Murazzano e San Benedetto Belbo.

Non è rosso, invece, un Pinot che ad Alba nessuno confonde con il nobile vitigno della Borgogna. Qui Pinot sta per Gallizio, il geniale pittore-farmacista che fu un esponente di primo piano delle avanguardie artistiche europee degli Anni Cinquanta e Sessanta, protagonista dell’Internazionale Situazionista con Asger Jorn e inventore della pittura industriale. Proprio alla pittura industriale è dedicata la mostra che fino al 10 giugno, tra le navate del San Domenico, espone per la prima volta nella sua interezza un rotolo di 74 metri realizzato dall’artista nel 1958. Dopo Alba, l’opera sarà prestata per un lungo periodo alla Tate Modern di Londra.
Dal 12 maggio, nei locali del Centro Studi Beppe Fenoglio, sarà aperto anche lo Spazio Gallizio con l’installazione «L’Anticamera della morte», insieme con immagini e materiali di documentazione che raccontano la vita e il lavoro dell’artista nella cornice di quella che fu la biblioteca di casa Gallizio. Sempre il 12 maggio, in occasione della Notte Bianca delle Librerie, ci sarà la lettura del «Manifesto della pittura industriale» di Gallizio, con la voce di Luca Occelli accompagnata dai frammenti sonori di Walter Olmo del 1956/58. E dal 19 maggio l’allestimento del rotolo in San Domenico si arricchirà di due opere di Cesare Pietroiusti e di Anna Scalfi Eghenter, artisti tra i più significativi della scena italiana contemporanea, invitati a riflettere da differenti prospettive sui concetti di valore, produzione, unicità e serialità che furono alla base della pittura industriale di Pinot Gallizio.

Tutto ciò rientra nel ricco cartellone della «Primavera della cultura, del gusto e del vino» che fa da «fil rouge» a mille iniziative. Ad Alba, infatti, hanno ormai capito che se il cibo eccellente è cultura, anche la cultura è cibo eccellente per i turisti. E mai come in queste settimane si contano le occasioni per saziare la mente almeno tanto quanto il palato (www.comune.alba.cn.it. e www.langheroero.it).

Da metà maggio, si potrà ammirare il «Martirio di San Lorenzo», prezioso capolavoro del Tiziano appena fatto restaurare dalla Banca d’Alba, che lo esporrà per alcuni mesi nel proprio palazzo di via Cavour, prima di restituirlo alla sua sede originaria, nella Chiesa dei Gesuiti di Venezia. Fino al 13 maggio, invece, la Wall of Sound Gallery di Guido Harari, il massimo fotografo italiano di rock e affini che ha scelto il centro storico albese per aprire la sua galleria, espone le foto di Jimi Hendrix dell’inglese Gered Mankowitz, per poi dare spazio a una personale dell’americano Art Kane, maestro della fotografia del Novecento. Alba è provincia, ma si dà arie da Grande Mela.

Fonte: La Stampa

http://viaggi.lastampa.it/articolo/ad-alba-la-primavera-si-tinge-di-rosso

 

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