Un grande film sul Risorgimento

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 Cinema, se non si crede nel film risorgimentale “Noi credevamo”
La 01 Distribution fa uscire solo in 30 copie il film di Mario Martone in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia
Cinema, se non si crede nel film risorgimentale “Noi credevamo”
Roma, 9 nov (Il Velino) - Un cast eccezionale – un nome su tutti Toni Servillo, unico italiano premiato all’ultimo Festival internazionale del film di Roma -, un impiego straordinario di forze - è stato realizzato con il sostegno del Comitato Italia 150, della Film Commission Torino Piemonte, con il patrocinio del Comune di Torino, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e grazie all’utilizzo del credito d’imposta previsto dalla legge 24 dicembre 2007 n. 244 e ai fondi UE della Regione Puglia e all’Apulia Film Commission - e sette anni di gestazione non sono bastati perché si credesse realmente in “Noi credevamo” di Mario Martone, il film sul Risorgimento italiano, che la “01” distribuirà da venerdì prossimo, 12 novembre, in appena 30 copie. Applaudito, ma non premiato alla Mostra del Cinema di Venezia (dove è stato presentato in concorso), il film arriverà in sala in una versione ridotta (sono stati tagliati circa 30 minuti dei 170), mentre quella integrale dovrebbe essere mandata in onda su RaiUno verosimilmente a ridosso dell’anniversario dei 150 anni dell’Unità (la proclamazione del Regno d’Italia si ebbe il 17 marzo 1861). “Ma voi andate a vederlo al cinema” è l’invito oggi del regista partenopeo intervenuto in Videoforum su Repubblica.it. “Non è una lezione di storia, non è un film didascalico – precisa Martone che ha curato la sceneggiatura (che si trova in libreria per Bompiani) con Giancarlo De Cataldo ispirandosi alle vicende storiche realmente accadute e all’omonimo romanzo di Anna Banti -, ma un viaggio che invitiamo a fare con noi”. Nel film – nato da una riflessione del regista sul rapporto fisiologico tra terrorismo e lotta per l’identità nazionale all’indomani dell’11 Settembre - tre ragazzi del Sud Italia - Domenico (Luigi Lo Cascio), Salvatore (Luigi Pisani) e Angelo (Valerio Binasco) -, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini (interpretato da un magistrale Servillo).

Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’Unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche. Sullo sfondo campeggia la storia più sconosciuta della nascita del Paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, della frattura tra Nord e Sud, delle radici contorte su cui si è sviluppata l’Italia in cui viviamo. Al film è stato contestato di mostrare le “radici malate” dell’Unità d’Italia, ma Martone obietta che a queste si contrappongono “i duri e puri come Giuseppe Mazzini”. E osserva come ad esempio nel secondo episodio di “Noi credevamo” l’eroismo sia dato dagli “uomini che restano in carcere, rifiutandosi di chiedere la grazia. La prigione – continua il regista -, da Antonio Gramsci a Nelson Mandela, fa parte della storia di chi crea una rivolta. Il carcere accomuna uomini come Pertini e Terracini. Si fa la storia anche in prigione, sacrificando la propria vita giorno dopo giorno”. Nel cast ci sono anche Luca Zingaretti nei panni di Francesco Crispi e Francesca Inaudi in quelli della principessa Cristina di Belgiojoso, “una donna con sua propria idea politica – precisa Martone - da mettere in rapporto dialettico con quella degli uomini in questa storia corale maschile. Ma quando è morta – osserva - nessuna autorità dello stato italiano andò al suo funerale”. Ma l’Unità d’Italia va oltre la politica per Martone. “Ciò che unisce gli italiani del Sud e del Nord è fortissimo – afferma -, la nostra è un’Unità meravigliosa sognata dai poeti, da Dante. È un’Unità complessa e fragile che potrebbe essere una grande ricchezza”.
(Ornella Petrucci) 9 nov 2010 18:07
Fonte-Il Velino
 

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