Il teatro kabuki

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Il Giappone Tokugawa

 

Il teatro kabuki

Le origini leggendarie di questa forma teatrale risalgono agli ultimi anni del '500 e fanno riferimento a danze eseguite, sulle rive del fiume Kamo a Kyōto, da un gruppo di danzatrici sotto la guida di Izumo no Okuni. La parola Kabuki è formata da tre ideogrammi: 歌 ka (canto), 舞 bu (danza), 伎 ki (abilità). Gli ideogrammi scelti a formare il nome sono l'equivalente fonetico della parola kabuki, derivata dal verbo kabuku ("essere fuori dall'ordinario"), che stava ad indicare l'aspetto e il vestiario in voga al tempo di Toyotomi Hideyoshi (1536-1598) e caratteristico dei cosiddetti kabukimono: il loro stile fu poi adottato nelle prime danze di Okumi.

 

All'inizio recitato solo da donne, in seguito alla proibizione per motivi di morale, interpretato solo da uomini anche per le parti femminili. Gli attori specializzati nei ruoli femminili sono chiamati onnagata. Il Kabuki, fin dai primi tempi del suo sviluppo, mantenne forti legami col teatro dei burattini, cioè il cosiddetto Jōruri (designato in seguito come Bunraku), infatti la struttura delle due forme espressive era analoga. Il Kabuki fu l'espressione teatrale favorita dei cosiddetti chōnin (lett. abitante della città), cioè della emergente classe borghese cittadina che comprendeva commercianti, professionisti, artigiani. Quindi di fatto si tratta di una forma popolare, inteso come rivolta ad uno strato ampio della popolazione. La novità di queste opere consisteva nella rappresentazione di fatti, solitamente drammatici, realmente accaduti. Anzi spesso tra l'accaduto e la rappresentazione trascorreva pochissimo tempo. Quindi la rappresentazione teatrale costituiva un vero e proprio mezzo di comunicazione che portava a conoscenza di un gran numero di persone l'accaduto.

 

Per capire a fondo il Kabuki bisogna considerare che, quando parliamo di forma teatrale, facciamo mentalmente riferimento al significato che questa espressione artistica ha avuto in occidente, a partire dalla Grecia. Ma la struttura del Kabuki è molto diversa dallo schema del teatro occidentale e ciò ha portato taluni a giudizi abbastanza riduttivi. Di fatto le opere non trattano mai argomenti di ordine generale, questioni esistenziali o riflessioni filosofiche derivanti dall'analisi degli avvenimenti. Quindi sono del tutto assenti situazioni quali, ad esempio, un monologo shakespeariano sulla caducità della vita umana o considerazioni dei protagonisti su questioni di carattere politico. Ciò non è che il riflesso del pragmatismo dei chōnin e di quella che era la loro ideologia. Anche la trama e la caratterizzazione dei personaggi sono abbastanza fragili. Le opere sono spesso confezionate a più mani, ognuno dei coautori si occupava di una singola sezione. Il che comportava scarsa unitarietà dell'insieme. In compenso le singole parti, spesso rappresentate autonomamente in sorta di raccolte di scene celebri, sono compiute nella loro struttura. Come per il Nō, e del resto per tutta la cultura artistica giapponese, vale, anche per il Kabuki, il principio secondo cui non viene assegnata preponderanza, come in occidente, alla comunicazione verbale. E spesso ciò comporta una lettura più difficile e sottile (soprattutto per un occidentale) delle singole situazioni. Le vicende sono espresse attraverso l'emotività dei singoli personaggi, il particolare prevale sempre su considerazioni morali o politiche di carattere generale. Ma proprio per questo la tensione emotiva è altissima così come la comunicazione, spesso non verbale, di situazioni emotive forti.

 

Nei primi tempi le rappresentazioni avvenivano su semplici piattaforme che non mettevano al riparo dagli agenti atmosferici. Col tempo le strutture divennero più complete, fino alla costruzione di edifici veri e propri, alcuni dei quali tuttora esistenti. Un elemento molto particolare di queste opere è il cosiddetto hanamichi (ponte dei fiori), cioè una passerella che gli attori percorrono prima di giungere alla ribalta. Questa soluzione scenica fu mutuata dal teatro Nō. La creazione del palcoscenico girevole (mawari butai) alla fine del Settecento, cioè in netto anticipo rispetto all'occidente, rispondeva all'esigenza di repentini cambi di scena derivanti da un'evoluzione della tecnica scenica, che richiedeva ritmi dell'azione sempre più serrati.

 

Fu un genere molto criticato e spesso soppresso ( anche nel 1652) , perché considerato non morale .Il teatro kabuki era il genere della borghesia, per questo i tempi trattati parlavano proprio dei conflitti tra gli uomini e il sistema feudale, questa forma d'arte durante i secoli continua a esser rappresentata come un mezzo di espressione per il malcontento della situazione sociale. Ancora oggi il teatro Kabuki gode di molta popolarità ed attira un pubblico sempre entusiasta di assistere a questi spettacoli.

Al contrario il No è una delle forme teatrali più antiche del teatro giapponese e risale al XIV sec.  E’ una forma di arte colta, che presumeva una buona cultura degli spettatori a cui lasciava grande spazio d’interpretazione. La forma comunicativa principale era la danza, e gli attori che portavano delle maschere ( caratterizzate dal fatto che a seconda della luce mutavano espressione) si esibivano con movimenti minimali lenti e aggraziati. I due massimi rappresentanti del No furono Kan'ami (1334-1385), Zeami Motokiyo (1363-1444) padre e figlio, che diedero la forma espressiva e costitutiva odierna al No, e insieme al nipote Motomasa Juro(1394-1431) furono i principali rappresentanti della scuola Kanze.Dal XVI il No cominciò a basarsi su testi scritti ma i personaggi principali continuarono a rappresentare divinità e spiriti oppure personaggi leggendari o appartenenti alla storia. Il No, che si svolgeva in una cornice scenica quasi inesistente, si basava sull’armonia tra linguaggio verbale ( il canto) , musicale ( con strumenti a fiato) e gestuale (attraverso la danza) , fusi in un unicum che doveva stupire e ammaliare il pubblico. Pur essendo tra i generi più antichi dell’arte teatrale giapponese, questa forma d’arte ancora esiste le scuole principali sono : Kanze, la Hosho , la Komparu , la Kita , la Kongo che ancora oggi rimangono ben salde alle regole e alla tradizione No.

Film inerenti

 

Per comprendere  o gustare la cultura giapponese e la sua storia si consigliano i film di Akira Kurosawa e Shinobi di Ten Shimoyama : in molti film occidentali traspare l’eco della flmografia e storia giapponese attraverso i manga , gli anime e personaggi mitologici come Hattori Hanzo .

 

Redatta da Federico Ghiglione

Fonti:Wikipedia

www.Firenze.net

 

 

 

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