Ali e Nino

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Ali e Nino
Articolo di Lorenzo Enrietto

Titolo: Ali e Nino
Autore: Kurban Said

Kurban Said è lo pseudonimo dell'autore del romanzo Ali e Nino, ancora oggi la sua vera identità rimane un mistero. Alcuni, tuttavia, credono che dietro questo nome si nascondesse Lev Nussibaum, scrittore azero di origini ebraiche, nato a Baku nel 1905 da una ricca famiglia di nobili russi.

Spazio: Azerbaigian (Baku), Georgia e Persia

Tempo: Anno indefinito tra la prima guerra mondiale e la rivoluzione bolscevica.

Personaggi principali:

-Ali Khan Shirvanshir: narratore e protagonista dell'opera. Proveniva da una importante famiglia del luogo, dalla quale, durante il romanzo, era sempre in qualche modo dipendente. Si innamorò di Nino Kipiani, ragazza georgiana che più volte aveva visto al Liceo femminile di Santa Regina Tamara. Era un uomo sveglio, intelligente e combattivo; rispettava a pieno i caratteri del buon musulmano. Durante lo svilupparsi dell'opera si scorge una sua maturazione per quanto riguarda il suo spirito e le sue idee.
-Nino Kipiani: principessa cristiana ed innamorata di Ali Khan. Lei, da buona occidentale, non condivideva le abitudini e credenze dell'amato e futuro marito. Durante il romanzo, fu vittima di diversi complotti, tra cui quello organizzato dall'armeno Nakhararyan che cercò di rapirla. Soprattutto a fine opera, si evidenzia il suo amore per l'Occidente e il suo desiderio da andarsene dal suo luogo natio, nel quale si sentiva, in un certo senso, imprigionata.
-Seyyd Mustafà: discendente di Maometto, era il figlio dell'imâm di una moschea di Baku. Era un uomo molto religioso, onesto e saggio, tanto da riuscire sempre a dare ad Ali il consiglio adatto al momento giusto.
-Nakhararyan: nobile armeno apparentemente amico di Ali e Nino. Possedeva grandi quantità d'oro che aveva trasferito in Svezia, grandi case e una macchina lussuosa all'occidentale. A metà romanzo tentò di rapire Nino per sposarla e venne ucciso dal narratore.
-Personaggi secondari: Iljas Beg, Assad es Saltaneh, Mehmed Haidar, la famiglia Kipiani, Safar Khan Shirvanshir, etc.

Trama:

Ali Khan Shirvanshir, figlio di un importante uomo del luogo, all'inizio del romanzo era ancora un ragazzo del liceo, innamorato di quella che a parer suo era la più bella ragazza del mondo: Nino Kipiani, cattolica e occidentale. La città di Baku, infatti, era divisa tra Asia ed Europa e, facendo anche parte dell'impero Russo, abitata da uomini provenienti da diverse parti del mondo: chi dal Medio Oriente e chi dal continente Europeo.
I due amanti si vedevano il più delle volte di nascosto, anche se entrambe le loro famiglie erano a conoscenza della frequentazione dei due. Conclusi gli studi e diplomatosi, Ali decise di seguire Nino in vacanza; i due andarono a Šuša, dove il ragazzo chiese all'amata, quasi in maniera implicita, di sposarlo. Lei accettò e , al loro ritorno a casa, anche grazie all'aiuto dei loro amici riuscirono ad ottenere la benedizione dei propri genitori e quindi il permesso di sposarsi non appena Nino avesse terminato il liceo.
Intanto, al di fuori dell'Azerbaigian era scoppiata una grande guerra: l'Impero Ottomano, infatti, stava minacciando la Russia, la quale, con il passare del tempo, continuava a perdere territori. Prima o poi, gli scontri sarebbero giunti anche a Baku.
I due promessi sposi si recarono quindi in Georgia presso la famiglia di Nino, dove Ali ebbe l'onore di conoscere tutti i cugini della ragazza. Tornati in Azerbaijan, una sera il protagonista aveva promesso all'amata di portarla a teatro, ma dovette rinunciare a causa della visita improvvisa di alcuni suoi parenti. Chiese così all'amico Nakahararyan di accompagnare la giovane a vedere l'opera. A fine cena, però, l'uomo venne a sapere dal suo amico Seyyd Mustafà che l'armeno aveva rapito la sua futura moglie con l'intento di sposarla e di trasferirsi insieme in Svezia, dove lui aveva già depositato gran parte del proprio denaro. Ali, allora, montò il più veloce e nobile dei cavalli, uno dei dodici esemplari di cavallo del Karabagh, e riuscì a raggiungere l'automobile del rapitore; successivamente i due lottarono e il narratore uccise il rivale. Questa uccisione, però, lo costrinse a lasciare il paese e a rifugiarsi di nascosto in Daghestan, dove, dopo qualche mese, ricevette la visita della sua amata, con la quale si sposò. I due coniugi vissero quindi per un po' di tempo in quel luogo, fino a quando i soldati non se ne andarono da Baku. I due allora tornarono nella loro città natale, nella quale rimasero fino a quando la guerra non arrivò in città. A quel punto, Ali e Nino furono costretti a scappare in Persia presso lo zio del protagonista, dove condussero una vita agiata. Quel luogo, però, non piaceva alla ragazza, la quale non riusciva ad adattarsi alle usanze del posto, sentendosi sempre un'Occidentale intrappolata in Oriente. Arrivati i Turchi in Azerbaigian ed in seguito ad una macabro corteo in Persia, marito e moglie tornarono a Baku, dove Nino partorì e dove i due coniugi divennero importanti funzionari della nuova Repubblica.
Con il passare del tempo però, i nemici arrivarono ancora una volta e costrinsero l'intera città a combattere per la propria libertà. Ali, dopo aver mandato via moglie e figlia, si impegnò a lottare contro gli invasori, ma, nonostante le proprie promesse, rimase ucciso sul ponte di Gjandža.
Il romanzo si conclude con Iljas Beg che prende parola e racconta al lettore la fine dello sventurato narratore.

Commento:

Ali e Nino si presenta come un perfetto esempio per quanto riguarda le differenze tra la cultura occidentale e quella orientale. In tutto il romanzo, infatti, queste sono sempre in evidenza e mostrano i punti di lontananza che si hanno tra gli stessi personaggi. Una, quella occidentale, è presentata come più aperta, libera e, in un certo senso, spregiudicata; l'altra, quella orientale, viene riscoperta come dominata dalla religione, da regole ferree inviolabili e da canoni rigidi e fissi. Kurban Said riesce così quasi a dipingere una realtà formata da due correnti in continuo contrasto, mai però troppo evidente, che porta il lettore a riflettere su di un modo di vivere diverso da quello che fino a quel momento ha conosciuto.
Uno dei temi principali del romanzo è sicuramente la guerra, aspetto che è allo stesso tempo sempre presente e non, aspetto al quale non sempre il narratore sembra dare importanza. Essa, infatti, viene sempre sminuita nel corso della storia fino a quando non interviene attivamente nel corso degli eventi, costringendo la gente a cambiare i propri piani e a guardare in faccia una morte che prima pareva ancora lontana.
Ali e Nino diventano quindi come la Giulietta e Romeo, il Renzo e Lucia di un mondo conteso e intriso di simboli millenari. Il loro amore, infatti, si identifica come più potente di qualsiasi barriera; né religione, cultura o etnia furono mai in grado di separare i due, i quali rimasero sempre innamorati e legati l'uno all'altra. Questo romanzo porta quindi con sé un messaggio molto importante: l'amore è arduo ed impervio, ma potente ed inarrestabile, tanto nulla e nessuno potrà mai fermarlo.
Kurban Said riesce quindi a mostrare agli occhi del lettore una realtà turbolenta dove risaltano le divergente tra entità statali, dove i destini delle famiglie e le aspirazioni dei popoli si dividono, dando forma ad un Medio Oriente e ad un Azerbaigian allo stesso tempo lontano e vicino allo stato florido ed indipendente che oggi conosciamo. L'Azerbaigian che leggiamo tra le pagine del romanzo, infatti, viene rappresentato come un luogo austero e come il centro di scontro tra ideologie e mondi apparentemente opposti. In esso, comunque, riecheggiano la ricchezza culturale, la fierezza e l'intensità emotiva che ancora contraddistinguono nella contemporaneità e che possiedono radici molto antiche.
Ali e Nino si presenta quindi come uno dei tanti strumenti in grado di collegare due culture molto distanti tra loro per ricordare al lettore che tra gli esseri umani non ci sono differenze e per affermare dei puri ideali di unità che forse oggi si stanno perdendo.

 

LORENZO ENRIETTO

 

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