Un saggio fondamentale per capire l' arte contemporanea

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Walter Benjamin e la filosofia dell’arte

DiW. Benjamin, L'opera d'arte, a cura di Fabrizio Desideri, copertina - Photo Credits: Web
Laura Piro
-
15 Luglio 2020

L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, saggio tra i più famosi di Walter Benjamin, ha cominciato ad apparire nei circoli culturali mondiali tra Germania, Francia e America già dalla sua prima pubblicazione. Tale lavoro può essere considerato come uno dei primi studi di quella “filosofia dell’arte” che, come ci spiega Arthur Danto nel saggio Dopo la fine dell’arte, è destinata a soppiantare, nello studio dei moti artistici più recenti la storia dell’arte.

Walter Benjamin

Nasce a Berlino nel 1892 e nella stessa città si laureerà summa cum laude in filosofia nel 1919 con una tesi su Il concetto di critica nel primo Romanticismo tedesco. Già tali prodromi dimostrano una visione tutt’altro che immatura, ponendo le basi concettuali per quello che sarà lo sviluppo della critica letteraria nell’epoca postmoderna.

Gli anni Venti sono carichi di grande impegno intellettuale, non solo sotto il profilo della produzione letteraria, ma anche sotto quello personale. Stringe amicizia con Ernst Bloch, Theodor W. Adorno, Erich Fromm e Bertolt Brecht dando inizio a rapporti che lo accompagneranno per il resto della vita. Della prima metà degli anni Trenta la conoscenza con Max Horkheimer e dunque l’avvicinamento con gli ambienti della Scuola di Francoforte.

Vicende de “L’opera d’arte”

L’opera in realtà è una molteplicità di opere. Benjamin scrive almeno tre versioni tedesche del saggio, ed una francese di cui cura personalmente le revisioni di traduzione e che sarà la prima ad essere data alle stampe nel 1936 sulla “Zeitschrift für Sozialforschung” diretta da Horkheimer. Le tre versioni, quella francese e le due tedesche a cui lavora tra il 1936 e il 1939, sono state ampiamente studiate, ricostruendone le vicende, e pubblicate in una edizione unitaria italiana a cura di Fabrizio Desideri, per i tipi della Donzelli Editore.

W. Benjamin, L’opera d’arte, a cura di Fabrizio Desideri, copertina – Photo Credits: Web

Attraverso tale lavoro vengono messe in luce non solo le correzioni continue, le revisioni e gli ampliamenti che per anni Benjamin apporta al suo testo, ma anche i tagli e le correzioni operati, suo malgrado, alla versione francese da Hans Klaus Brill (segretario della redazione parigina della rivista e braccio destro di Horkheimer). Resta il fatto che la copiosità di appunti, ritrovati e scritti fino al 1940, danno testimonianza del fatto che l’autore non considerasse l’opera come conclusa.

Contenuti de “L’opera d’arte”

I temi che il saggio ripercorre saranno la base d’appoggio per tutte le teorie sull’arte che si moltiplicheranno negli anni a venite. L’analisi stessa del meccanismo della riproducibilità tecnica, si inserisce all’interno del discorso sulla possibilità di comprendere la fotografia o il cinema nel mondo dell’arte. L’hic et nunc quale cifra dell’autenticità viene sviscerato magistralmente accompagnandoci verso la costruzione del concetto di aura.

Cos’è insomma l’aura? Una singolare trama di tempo e spazio: l’apparizione unica di una lontananza, per quanto prossima essa sia.

Walter Benjamin, ritratto fotografico - Photo Credits: WebWalter Benjamin, ritratto fotografico – Photo Credits: Web

Dalla dissertazione di Benjamin scopriamo come l’arte possa avere funzioni sempre nuove e, spesso, diametralmente opposte. La funzione sociale dell’arte contrapposta a quella dell’art pour l’art, dal nostro autore descritta come una teologia dell’arte. Le sue considerazioni si spingono fino all’analisi sociologica del mutamento percettivo dell’arte, riuscendo così a coniugare nella filosofia dell’arte una visione propriamente politica del vivere sociale.

La sua ultima opera sarà Tesi sul concetto di storia, scritta tra il ’39 e il ’40. Questa sarebbe dovuta essere l’introduzione al Passagen-Werk, che Benjamin non poté completare. Gli appunti furono ritrovati nel 1981 da Giorgio Agamben alla Bibliothèque Nationale tra le carte di Georges Bataille, che li conservò. Saranno pubblicati poi col titolo I “passages” di Parigi.

 

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