Da Matisse a Monet: l'arte di dipingere il giardino moderno

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Da Monet a Matisse – L’arte di dipingere il giardino moderno, diretto da David Bickerstaff (già regista di Goya – Visioni di carne e sangue e La Ragazza con l’Orecchino di Perla – L’Opera di Vermeer e altri tesori del Museo Mauritshuis) ci accompagna in un meraviglioso percorso alla scoperta dei giardini preferiti dai più illustri pittori dell’Impressionismo all’interno della mostra organizzata alla Royal Academy of Arts di Londra, in uscita nelle sale italiane solo il 24 e 25 maggio nell’ambito del progetto della Grande Arte al Cinema di Nexo Digital (elenco delle sale su www.nexodigital.it). Un viaggio che ha come obiettivo quello di raccontare il rapporto degli artisti con la natura, partendo dalla casa dell’illustre pittore Claude Monet dove la sua grande passione per la natura e la botanica lo spinse a realizzare un giardino con all’interno le più diverse specie di fiori, tra cui le ninfee e grazie alle scoperte scientifiche di fine ‘800 nuovi fiori mai visti prima.

Luoghi, colori, luce che diventano l’ossessione del secolo per molti artisti grazie ai quali oggi abbiamo in eredità le diverse prospettive che mostrano le infinite possibilità di visione di un singolo fiore, racchiudendo al suo interno un mondo nuovo che nessuno aveva ancora osservato.

La natura, intesa come paesaggio da rappresentare, è sempre stata presente nella storia dell’arte come sfondo e non da protagonista: solo con l’Impressionismo si osserva la natura da vicino nelle sue mille sfumature, portandola ad una nuova vita che la farà diventare il soggetto preferito anche nelle correnti artistiche successive. Gli spazi verdi diventano una via di fuga, spazi intimi dove poter ritornare ad una visione pura della natura e sensazione di serenità per la vita: sensazione che dalla realtà si mantiene anche su tela creando un’opera viva. La continua ricerca di innovazione nella progettazione di uno spazio sempre più moderno, come la realizzazione di un giardino acquatico, testimonia il forte legame del pittore con quella che era la sua vita quotidiana: la dedizione per la cura del giardino e l’ostinatezza nel voler catturare in ogni nuovo quadro una nuova sfumatura del suo meraviglioso giardino grazie al sole, alle nuvole o alla scelta del punto di vista.

Oltre a Monet, il documentario offre uno sguardo sulle opere di altri pittori europei illustri che in quello stesso periodo studiarono e osservarono la natura: dall’appassionato di mostre di fiori Gustave Caillebotte , nonché amico di Monet, si passa alla Germania. Qui Max Liebermann, che guidò la Secessione Berlinese, si concentrò sullo studio della luce sulle piante e di come essa cambia i colori. In Spagna, Joaquín Sorolla si interessa alla luce come gli Impressionisti ma al contrario di questi ultimi mantiene la forma dei soggetti. Di nuovo in Francia Henri-Eugène Le Sidaner, il “pittore della memoria”, vede la luce come stato mentale ed inserisce la presenza dell’essere umano nei suoi quadri, senza mai farlo vedere. Emil Nolde che vede il giardino come esperienza sensoriale, tra colori e pennellate cariche di colore. Fino ad arrivare ad Henri Matisse con la sua intensità dei colori e il suo studio che si trasforma in giardino. Ritornando a Monet, nell’ultima parte della sua vita ammirò la capacità dell’acqua di trasformarsi e di fare da contorno alla serie di quadri con soggetti le ninfee, regalandoci opere di intensa ed eterna bellezza.

 

Fonte: http://www.cinematographe.it/77248/recensioni/da-monet-a-matisse-arte-di-dipingere-il-giardino-moderno-recensione.html

 

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