L'altro Warhol

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Da domenica 18 dicembre è possibile visitare la mostra "Digital Warhol" presso il Museo di villa Croce, a Genova. Questo evento ci propone un altro aspetto del poliedrico artista statunitense di origini slovacche, figura predominante del movimento pop art americano. Pensando a Andy Warhol, ad alcuni vengono in mente i ritratti di Marilyn Monroe, Elvis Presley o Elizabeth Taylor; ad altri i barattoli di Campbell's soup o le bottiglie di Coca Cola; gli appassionati di musica molto probabilmente ricorderanno invece la copertina dell'album icona "The Velvet Underground & Nico", pubblicato nel marzo 1967 e prodotto dallo stesso Andy, con l'inconfondibile banana gialla autografata su sfondo bianco. Si tratta dell'album di debutto della band di Lou Reed affiancata dalla cantante e modella tedesca Nico, registrato in quattro giorni nell'aprile 1966 e realizzato al costo complessivo di 1500 dollari, metà dei quali investiti da Warhol. Questa collaborazione è solo una delle tante testimonianze della lungimiranza di un artista dalle innumerevoli sfaccettature che fu anche scultore, regista, produttore cinematografico e attore. La dice lunga l'apertura, nel 1963, della sua Factory di New York City, ossia uno studio-laboratorio nel quale iniziò la produzione di film sperimentali, sia muti che sonori, e dove venivano prodotte opere d'arte su scala industriale. La Factory era concepita come una "open house", luogo aperto in cui tutti potevano partecipare in quanto era dalle idee e dalla personalità di ognuno che Warhol traeva il materiale per la sua arte. Negli ultimi anni di vita, egli si dedicò alla digital painting, utilizzando uno dei primi personal computer, l'Amiga 1000, e dimostrando la sua innata abilità di pioniere e innovatore. Nove di queste opere vengono presentate in questa mostra, visualizzate su due PC dell'epoca e affiancate ai lavori più rappresentativi dell'artista per ripercorrere i suoi ultimi anni di vita e di produzione. Il Warhol di villa Croce va letto in un'ottica diversa da quella spesso troppo appiattita sulla dimensione del simbolismo pop da lui stesso creata. Come scrisse Pier Paolo Pasolini nella presentazione della mostra "Ladies and Gentlemen" (1975, Palazzo dei Diamanti, Ferrara) l'obiettivo “è quello di guardare alle sue opere senza la scontatezza che ci è stata indotta. Provare ad andare in profondità laddove tutto induce a restare alla superficie. Capire su cosa poggiasse questa sua grande capacità di non demonizzare mai il mondo e la realtà (mentre quasi tutta l’arte a lui contemporanea era in conflitto con il mondo e la realtà). Di non sentire nulla come nemico”.

Lorenza Valle

 

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