63 anni dopo...la nascita di Carosello

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Appena nata la Rai ricavava i suoi guadagni solo dai canoni pagati dagli abbonati, che però non erano ancora molti, perciò iniziarono a pensare di inserire nel loro palinsesto uno spazio dedicato alla pubblicità, da presentare in modo originale, che non si limitasse alla semplice lettura di annunci come avveniva in radio. Volevano creare qualcosa di innovativo e divertente per offrire la pubblicità al telespettatore in maniera gradevole, senza infastidirlo, attraverso l'intrattenimento e lo spettacolo. Venne quindi l'idea di creare siparietti, scenette comiche e divertenti, che attirassero l'attenzione per poi convogliarla, alla fine dello sketch, sulla presentazione del prodotto.

Prima di proporre il carosello a livello ufficiale,  realizzarono delle sperimentazioni con prodotti inventati.

Il nome Carosello potrebbe derivare dal termine napoletano usato per indicare una palla usata in un gioco di origine araba, oppure alla parola che designa  i salvadanai di creta (carusiello); trattandosi in ogni caso di oggetti tondeggianti, la fonte sembra essere la testa dei bambini: "carusi" in napoletano.

Inizialmente la Rai pensava di produrre direttamente tutte le scenette, come avveniva per la radiofonia, e poi venderle, facendo pagare al cliente 500.000 lire per ogni singolo sketch. Ma i dirigenti si resero presto conto che era per loro impossibile produrre tutto, così decisero di affidare la realizzazione dei filmati a case di produzione esterne, liberamente scelte dai clienti inserzionisti.

Così domenica 3 febbraio 1957, quello che diventerà un pezzo di storia contemporanea, debuttò sul Programma Nazionale, l'unico canale dell'epoca; subito dopo il telegiornale il primo programma di pubblicità andò in onda. In realtà l'esordio era stato fissato per il 1 gennaio di quell'anno, ma la realizzazione si rivelò più laboriosa di quanto avevano preventivato. Gli ideatori del Carosello volevano soddisfare la crescente richiesta di sponsorizzazione da parte di molte imprese, ma allo stesso tempo cercavano di divertire lo spettatore e presentargli i prodotti senza infastidirlo e per questo la messa in onda del programma ebbe bisogno di più tempo per trovare il perfetto equilibrio.

La redazione si accorse di non aver ideato una sigla solo la sera del 2 febbraio, perciò il regista Luciano Emmer con l'aiuto di Cesare Taurelli ebbe l’idea dei sipari che si aprivano in sequenza, mentre per la colonna sonora recuperò la musica di un documentario sulla vita delle lumache, facendo riarrangiare la famosa tarantella ottocentesca.

Le prime quattro pubblicità della televisione italiana vennero estratte a sorte e per dieci minuti occuparono il palinsesto nazionale: al volto di Mike Bongiorno fu affidata la sezione «Un personaggio per voi»: il conduttore intervistava un personaggio famoso e in seguito regalava prodotti commerciali sponsorizzati.

Dopo questo primo spazio pubblicitario, la scena fu affidata a un giornalista Rai, che diede alcuni consigli stradali utilizzando un cortometraggio della Shell; ovviamente la moda non poteva mancare e perciò si sponsorizzarono macchine da cucire Singer e infine a due attori toccò uno sketch per la Cynar.

Nelle sere più seguite, il pubblico raggiunse i 20 milioni di spettatori e fu proprio l'affetto di tutte queste persone che consentì alla trasmissione di vivere per oltre 20 anni. Gli spettatori più affezionati erano i bambini, per i quali furono creati personaggi di animazione come Calimero e Topo Gigio. In totale furono realizzati circa 30 mila sketch, un numero davvero impressionante, soprattutto se si pensa al lunghissimo lavoro che si nasconde dietro ad ognuno!

La Rai fu molto rigida: ogni spot doveva durare 2 minuti e 15 secondi, suddivisi in 1 minuto e 45 secondi di spettacolo, e 30 secondi di pubblicità sul prodotto, il cosiddetto codino. Lo sponsor poteva essere nominato o scritto durante il filmato massimo 6 volte; nessuno spot poteva essere trasmesso più di una volta, per questo i creatori diedero sfogo a ogni loro più folle idea.

Il Carosello fu amato anche oltre confine, tanto che in Francia si diceva che fosse  «il contributo più originale dato dall’Italia alla storia della televisione».

Alcuni critici, però, lo accusarono di buonismo e retorica e anche di procurare danni alla cultura delle nuove generazioni. Tutte queste affermazioni non fecero altro che confermare i dubbi della Rai, che ai suoi esordi si vergognava di trasmettere pubblicità, nonostante i cospicui guadagni che ne ricavava, in quanto mirava a promuovere una tv pedagogica. La pubblicità, infatti, all'epoca era percepita come un incoraggiamento al consumismo e proprio per questo molti dei collaboratori dietro le quinte agli inizi non inserirono nei loro curricula la partecipazione a questo programma. Molti attori che poi divennero famosi, invece, lo utilizzarono come trampolino di lancio!

Grazie al carosello attorno alla Rai nacquero società di produzione esterne e agenzie pubblicitarie, incaricate di realizzare gli sketch e i siparietti degli spot televisivi.

Il 5 settembre 1971 gli sketch più creativi furono presentati al Moma, il Museo di Arte Moderna di New York; in questa occasione tutti coloro che avevano collaborato ebbero la possibilità di farsi conoscere nel loro mondo lavorativo a livello internazionale.

Carosello, anche se ormai da tempo non rispecchia più il gusto del pubblico, ha certamente rappresentato un'importante fase della nostra televisione che non dobbiamo assolutamente dimenticare!

Bibliografia :https://carosello.tv/storia/https://www.italiamobilesrl.it/blog/carosello-storia-origini-curiosita-e-fine-del-predecessore-del-viral-marketing/

 

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