"Quando non sai cos'è, allora è jazz!"

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Stavo ascoltando un disco di Coleman Hawkins: “Coleman Hawkins Meets The Big Sax Section”, quando mi sono domandata come sia nata la musica. Come mai ci capita di canticchiare distrattamente quando camminiamo o lavoriamo o di tamburellare sul tavolo con le dita, quasi obbedendo ad un impulso misterioso? Da che cosa deriva il nostro bisogno di accompagnare le nostre attività o il corso dei nostri pensieri con una canzone o un ritmo ben scandito? La musica dev’essere senz’altro un bisogno dell’uomo, una necessità insita nella sua stessa natura, che si manifesta inconsciamente anche quando la sua attenzione è impegnata altrove. Dal momento che stabilire quando e come la musica sia nata implicherebbe un lungo e complesso discorso di antropologia culturale, con la probabile conclusione che, in base a quanto già affermato, la musica è sempre esistita, ho preferito evitare di impelagarmi in un così profondo argomento. Tuttavia, essendo stato il mio caro “Hawk” (1904-1969) un noto sassofonista jazz statunitense, mi sono premurata di informarmi sulla nascita del jazz e scrivere un articolo con questo titolo: "Quando non sai cos'è, allora è jazz", per cogliere l'occasione per citare il film italiano del 1998 "La leggenda del pianista sull'oceano", da me molto apprezzato.

Lo spiritual e il blues, espressioni di una musica vocale nata nelle campagne, costituiscono la materia prima del jazz, musica strumentale nata invece nelle città. L’origine è piuttosto curiosa e si fa risalire risalire alle marce funebri con cui gli uomini neri di New Orleans, all’inizio del XX secolo, erano soliti accompagnare le esequie dei propri cari. Ecco qui una descrizione lasciataci da un suonatore dell’epoca: “ Sulla via del cimitero si suonava normalmente qualcosa di lento, molto lento, uno spiritual come Nobody knows o Deep river. La gente camminava piano piano dietro alla bara. Giunti al cimitero e dopo che il defunto veniva calato nella fossa, la banda si radunava all’ingresso, mentre i parenti e gli amici uscivano. A questo punto ci si rimetteva in fila e si veniva via accompagnati dal solo tamburo suonato con le spazzole. Oltrepassati un paio di isolati, la banda attaccava un ragtime, un ritmo allegro insomma, più spesso When the saints go marchin’in o qualcosa di simile. Il più delle volte si improvvisava e i suonatori camminavano a passo di danza.”

Compaiono qui tutti gli elementi da cui è scaturito il jazz, che si diffuse nei primi anni Novanta, lungo il delta del Mississippi. I suoi elementi base, vale a dire l’improvvisazione, il ritmo inconfondibile e i complessi basati su strumenti a fiato e a percussione, si sono conservati anche durante il trasferimento di questo stile nelle sale da ballo e successivamente in quelle di incisione e nelle radio. I musicisti jazz, spesso e volentieri autodidatti, raggiungono per lo più uno dei più alti gradi del virtuosismo musicale. Il jazz ha inoltre dato ispirazione a grandi musicisti come Ravel, Milhaud e Strawinskj.

A differenziare il jazz dagli altri generi musicali è la melodia basata su scale del folclore primitivo dell’Africa Occidentale. Prevale la cosiddetta scala blue che si differenzia dalla nostra scala diatonica perché ha il terzo e il settimo grado abbassati di un semitono. (mi e si sono bemolli).  Suoni e timbri si richiamano alla gutturalità. Il jazz è la musica di chi la esegue e un motivo qualsiasi, purchè abbia “ritmo”, può fornire lo spunto all’improvvisazione. Ogni interprete è quindi a sua volta un creatore. Il valore della musica è in gran parte legato all’inventiva e all’abilità dei suoi esecutori.

Il particolare linguaggio musicale del jazz accende sentimenti universali, per cui si può considerare l’unica forma d’arte del nostro tempo che sia stata accolta con entusiasmo in ogni parte del mondo.  Il jazz riflette con immediatezza la concretezza e lo spirito, il caos e i conflitti, la natura frenetica della vita di milioni di persone che affollano i grattacieli di una metropoli moderna e la solitudine dell’individuo perduto in un mare tumultuoso.

Quel che lo rende davvero importante a livello culturale è il fatto che rispecchia molti aspetti e valori della società attuale. Per il nero d’America è stato, sin dal suo nascere, un mezzo per poter esprimere una ribellione aperta contro l’antico padrone bianco. In esso echeggia il senso del messaggio di uomini,  tra i quali Malcolm X e Martin Luther King, che hanno lottato per dare ai lontani nipoti dell’antico schiavo africano la coscienza dei propri diritti umani.

Lorenza Valle

 

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