Reggae, patrimonio dell'Unesco

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Get up, stand up. Keep on struggling on

Don't give up the fight.

We're sick and tired of your ism and skism

game.

Alzati. In piedi. Continua a lottare.

Non abbandonare la lotta.

Siamo stufi e stanchi dei vostri “ismo” e scisma.

Questi sono i versi cantati in “Get Up Stand Up” da Robert Nesta Marley, detto Bob (1945-1981), emblematico portavoce di un vero e proprio stile di vita generalmente identificato con la musica reggae, che egli stesso ha contribuito a diffondere in tutto il mondo.

Oggi, 29 novembre 2018, a circa cinquantuno anni dal giorno in cui, a Kingston, in Giamaica, un lungimirante produttore di nome Leslie Kong si accorse delle virtù del sedicenne Bob e gli fece registrare il suo primo 45 giri, Judge Not (Unless You Judge Yourself), il reggae entra a far parte della lista dei beni immateriali dell'Unesco. Di seguito le motivazioni di questa scelta:

Avendo origine in uno spazio culturale che ospitava gruppi emarginati, principalmente nella Kingston occidentale, la musica reggae della Giamaica è un amalgama di numerose influenze musicali, incluse le prime forme giamaicane, nonché i ceppi caraibici, nordamericani e latini. Col tempo, gli stili neo-africani, l’anima, il ritmo e il blues del Nord America furono incorporati nell’elemento, trasformando gradualmente Ska in Rock Steady e poi in Reggae. Mentre nel suo stato embrionale il reggae era la voce degli emarginati, questa musica è ora riprodotta e abbracciata da un’ampia sezione trasversale della società, compresi vari generi, gruppi etnici e religiosi. Il suo contributo al discorso internazionale su questioni di ingiustizia, resistenza, amore e umanità sottolinea la dinamica dell’elemento come mentale, socio-politico, sensuale e spirituale. Le funzioni sociali di base della musica - come veicolo per il commento sociale, una pratica catartica e un mezzo per lodare Dio - non sono cambiate e la musica continua ad agire come una voce per tutti. Agli studenti viene insegnato come suonare la musica nelle scuole dalla prima infanzia fino al livello terziario, e i festival e i concerti del Reggae come Reggae Sumfest e Reggae Salute offrono sbocchi annuali, oltre a un’opportunità di sottofondo e trasmissione per artisti, musicisti e altri artisti imminenti praticanti.         (http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2018/11/29/ADK4OYpC-patrimonio_musica_reggae.shtml)

 

Temo che questa decisione, seppur validamente motivata, non sarà immune da polemiche e prese di posizione contrarie da parte dei proibizionisti e dai detrattori della cultura reggae.

É in ogni caso evidente come, ora più che mai, in un contesto politico e sociale in cui l'affermazione e il rispetto dei diritti umani sono estremamente urgenti e i problemi legati ai flussi migratori e alle condizioni in cui riversano coloro che ne sono protagonisti vengono lungamente dibattuti, la musica reggae per i suoi contenuti e per le sue radici storiche, rivela tutta la sua attualità.

Questo genere discende dallo ska, risultato di una mescolanza tra strumentazioni elettriche e i fiati tipici del jazz, ma si sviluppa nella sua variante del rocksteady, dal ritmo più lento e soul e l'importanza meno incisiva dei fiati. I sottogeneri sono numerosi e vari. Bob Marley, in particolare, è uno degli artisti di spicco del roots reggae, caratterizzato da tematiche concernenti la religione che ha radici nell' Etiopia dell'imperatore Hailé Selassié e nel pensiero dell'americano Marcus Garvey, in prima linea nella lotta contro i trattamenti inumani riservati ai lavoratori neri. Si tratta del Rastafarianesimo, nato negli anni Trenta del Novecento e indissolubilmente legato alla rivendicazione della giustizia sociale, al consumo di ganja e alla tipica capigliatura coi dreadlocks.

Non si può certo terminare quest'articolo, che ha come scopo, forse non ben riuscito, di fornire un ragguaglio sullo stile reggae, senza ricordare artisti quali Peter Tosh, Jimmy Cliff, Junior Marvin e la band Toots & the Maytals. A riprova del fatto che la musica reggae non è rimasta confinata all'ambiente e alla cultura giamaicana, desidero citare i celeberrimi Police, gruppo rock inglese dalle evidenti contaminazioni reggae, formatosi nel 1977 e composto dal trio Sting, Andy Summers, Stewart Copeland e gli Ub40 anch'essi britannici, musicisti di vero e proprio reggae di matrice bianca. Per quanto riguarda il panorama italiano, sono degni di menzione i veneziani Pitura Freska e i torinesi Africa Unite.

Concludo affermando che sfido chiunque a sostenere che la musica sia una mera organizzazione di suoni, rumori e silenzi o che abbia la possibilità di rimanere avulsa dalle tematiche esistenziali e socio-culturali e dalla politica, intesa nel senso aristotelico di attività che rientrano nella sfera della vita pubblica e nella dimensione dell'agire associato.

Articolo di Lorenza Valle

 

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