Tenco. Un mistero lungo 50 anni.

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Era il 27 gennaio 1967 quando Luigi Tenco fu trovato senza vita nella camera 219 dell’hotel Savoy, a Sanremo, dopo essere stato eliminato dal Festival della canzone italiana, dove aveva cantato con Dalida “Ciao amore ciao”, ma ancora oggi, a 50 anni di distanza, le circostanze della sua morte rimangono oscure.

Il decreto di archiviazione dell’indagine parla chiaro: Tenco si è tolto la vita con un colpo di pistola alla tempia. Nonostante ciò, in molti continuano a porsi la domanda: suicidio o omicidio?

Tenco era andato malvolentieri a quel festival, quasi controvoglia: era timido e il palco non era proprio il suo ambiente. Aveva partecipato per  farsi conoscere dal pubblico italiano e dai suoi giovani, ma aveva paura di non essere capito. Era anacronistico e quel pubblico, abituato alle canzonette italiane di quegli anni, non era ancora pronto per la sua musica. ”Era sempre in anticipo sui tempi. Era antimilitarista, antirazzista, e cantava questi temi quando nessuno in Italia lo faceva.” spiega il fratello. Infatti la sua musica venne apprezzata solo dopo la sua morte, mentre in vita dovette affrontare molti ostacoli, tra cui la censura, che fermò molte delle sue canzoni. Così, fu eliminato dal festival e la delusione di non essere stato compreso, più che l’eliminazione, lo avrebbe portato al suicidio.

Dopo la sua morte, infatti, fu trovato un biglietto con queste parole: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io, tu e le rose” in finale e una commissione che seleziona “La Rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.”

Le motivazioni espresse nel messaggio, però, non hanno convinto coloro che ritengono che Tenco sia stato ucciso, tanto più che il cantante non voleva andare al festival o, comunque, non lo riteneva molto importante e anzi pensava che il pubblico non fosse dei più colti. Inoltre, la grafoscopia che rivelò che il biglietto era effettivamente stato scritto da Luigi Tenco fu effettuata solo nel 1990, ovvero 23 anni dopo la sua morte. Ma molti altri dubbi e incongruenze alimentano le convinzioni di coloro che sostengono l’ipotesi dell’omicidio. Ciò che ha contribuito in gran parte alla nascita del mistero sono state le indagini svolte in maniera superficiale e confusionaria.

Dopo il ritrovamento, infatti, il corpo del povero Tenco fu subito trasferito all’obitorio, probabilmente perché il festival potesse andare avanti, e poi riportato in albergo, poiché gli investigatori si erano dimenticati di fare le foto per completare il fascicolo per la Procura. Non venne fatta l’autopsia, né il “guanto di paraffina”. Inoltre, nell’elenco degli oggetti ritrovati nella stanza mancano la pistola, una Walther PPk, e il biglietto di addio: alcuni criminologi sostengono che l’arma della vittima non sia mai entrata nella stanza. Questa ipotesi verrebbe confermata dall’analisi balistica: sul bossolo raccolto nella stanza ci sono tracce di una Beretta, non di un Walther. Via via emergono nuove contraddizioni, come l’assenza di rumore del proiettile, sei milioni di lire scomparsi, testimoni che lo hanno visto in quattro posizioni diverse, o tre diverse ore del delitto.

Negli ultimi tempi, Tenco era inquieto, preoccupato al punto da acquistare una pistola per legittima difesa. Una volta una macchina lo aveva speronato, come per minaccia, ma non aveva capito perché.

Ma perché avrebbero dovuto ucciderlo?

Il sospetto è che all’epoca qualcuno, gente in rapporti con il mondo dello spettacolo e con ambienti eversivi di destra, utilizzasse artisti insospettabili per scambiare informazioni da un Paese all’altro. Poco prima del festival, infatti, Tenco aveva fatto un viaggio in Argentina: alcuni personaggi, legati in qualche modo all’artista, ebbero a che fare negli anni seguenti con il tentato golpe borghese.

Questi sono solo alcuni degli elementi che alimentano il dubbio, che ormai compie 50 anni. Suicidio, quindi, od omicidio?

 

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