"The Danish girl" e il cambio di identità: il transessualismo

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Copenhagen, anni 20 del Novecento. Eiger e Gerda sono una giovane coppia di sposi, allegra e innamorata. Entrambi sono pittori: lui dipinge con successo cupi paesaggi nordici; lei si dedica a ritratti su commissione.

Un giorno Gerda chiede al marito di posare per lei indossando le calze e le scarpette di una nota ballerina classica, per completare in fretta il grande dipinto destinato all'atrio del più bel teatro della città. L'espediente si ripeterà e scatenerà conseguenze incontrollabili. Introdurrà una nuova nota erotica nella sessualità della coppia, darà slancio all'arte un po' convenzionale di lei; ma soprattutto farà nascere in Einer una imprevista personalità femminile, che chiameranno Lili.
L'uomo è domainato dal bisogno di vestirsi con abiti femminili in privato e poi in pubblico, smette di dipingere ed è ossessionato dall'idea di essere una donna nata in un "corpo sbagliato".

UNA STORIA VERA
Tratto dall'omonimo romanzo di David Ebershoff, il film si riferisce ad una storia vera, quella appunto di Lili Elbe, nata di sesso maschile sotto il nome di Einar Mogens Andreas Wegener: il primo caso di un transessuale che si è sottoposto a intervento chirurgico per "cambiare sesso".
Il suo problema non è sessuale, ma identitario, e non ha niente a che fare con l'omosessualità. Ciò che vuole non è il piacere del corpo, ma un uomo che finalmente lo veda e lo riconosca come donna.
Il film ci racconta il calvario della coppia alla confusa ricerca di una cura, nel groviglio dei pregiudizi e della violenza della psichiatria del tempo: i trattamenti elettrici, la diagnosi di schizofrenia e infine l'incontro con un medico tedesco che prospetta la possibilità di eseguire per via chirurgica la agognata trasformazione da uomo a donna.

RICOSTRUZIONE APPARENTE
Oggi le tecniche chirurgiche sono più raffinate, meno pericolose per la sopravvivenza, ma non per questo meno demolitive. Il "cambiamento" infatti, ieri come oggi, è oggettivamente inattuabile. La chirurgia può solamente asportare gli organi e distruggere la sessualità corporea d'origine. Mentre la ricostruzione, o come si dice oggi la "riattribuzione" del sesso da maschio a femmina (o viceversa) è solo apparente.
Non c'è alcuna chiara evidenza di tipo biologico alla base del disturbo. Ne sono consapevoli anche coloro che propongono terapie ormonali o farmacologiche, mirando solo a intervenire a livello sintomatico, ma rinunciando a priori il tentativo di capire le ragioni profonde del problema identitario.
La questione del transessualismo è divenuta socialmente rilevante in tutto il mondo. Si fa una gran confusione, non ingenua, tra omosessualità, travestitismo, transessualità ed ogni forma non convenzionale di identità sessuale e tutta la questione si concentra sul piano del diritto, scambiando ciò che è vietato con ciò che non è possibile e lasciando fuori scena la comprensione del fenomeno.

TOLLERARE IL DUBBIO
Il compito ingrato di uno psicanalista di oggi non può che essere quello di accompagnare ciascuno a tollerare il dubbio, l'ambiguità, l'incertezza; a darsi il tempo di comprendere la propria inquietudine e a esplorare possibili soluzioni individuali individuali sul terreno psicologico, anzichè cercare una via nell'agire sul corpo.
Sia la condanna morale sia il superficiale consenso forse possono essere una scorciatoia per non pensare. Non è un caso che in paesi repressivi come l'Iran, nei quali l'omosessualità è un reato perseguibile con la morte, sia invece consentito il cambiamento chirurgico di sesso; perchè è meno inquietante accettare l'idea di correggere uno "sbaglio" della natura che quella di confrontarsi con la complessità biologica, psicologica, culturale dell'identità e del genere sessuale, che riguarda tutti e che non si scioglie certo con un colpo di bisturi.
Questo film è rispettoso della vicenda umana e soprattutto non è ideologico. Non concede nulla agli stereotipi del passato, anche cinematografico, nella cifra del morboso o del grottesco. Si distingue dalle tante opere televisive e cinematografiche che compaiono oggi sugli schermi, giocando nei toni del melodramma gli aspetti spettacolari o scaborsi delle sessualità atipiche, seducendo implicitamente gli spettatori a sentirsi di mentalità aperta e progressista a spese altrui.

Fonte: mensile di psicologia e neuroscienza "Mente e cervello"

 

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