Affresco errante

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sansepolcro (arezzo)

Resurrezione di Piero della Francesca L’affresco fu dipinto altrove

Il capolavoro dell’artista, portato a termine tra il 1450 e il 1463,
fu realizzato su un muro poi segato e spostato nel Palazzo del Governo

di STEFANO BUCCI

Un momento del restauro della «Resurrezione» di Piero della Francesca (Foto Ansa)

Il restauro si concluderà «solo» entro il prossimo anno ma la Resurrezione di Piero della Francesca ha già riservato una prima bella sorpresa, oltre ai sorprendenti azzurri, verdi, marroni finalmente ritrovati che fanno di questo affresco (o meglio: «una pittura a tecnica mista, in parte ad affresco, in parte a tempera e a secco») eseguito tra il 1450 e il 1463 l’opera d’arte «più bella al mondo» secondo Aldous Huxley (ma anche Edgar Degas, il grande maestro dell’Impressionismo francese, avrebbe visitato Sansepolcro per vederlo) .

La Resurrezione non sarebbe stata infatti dipinta sulla parete della Sala dei Conservatori della Residenza di quel Palazzo del Governo oggi sede del Museo civico di Sansepolcro, in provincia di Arezzo, dove Piero era nato intorno al 1415, bensì su un altro muro, in un secondo tempo segato e trasportato dove attualmente si trova. Un’ipotesi già avanzata da tempo che però sembra aver trovato ulteriore conferma grazie al lavoro dell’équipe di restauratori guidato da Cecilia Frosinini, direttore del settore Conservazione dipinti murali e stucchi dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze coinvolto nel progetto insieme alla Soprintendenza di Arezzo.

 

«Ora — ha spiegato Frosinini — ne siamo certi: la Resurrezione fu dipinta altrove. E venne portata qui utilizzando un trasporto a massello probabilmente il primo in età moderna». Una tecnica che esisteva già in età romana, usata anni dopo anche dal Vasari (altro grande ammiratore di Piero della Francesca) per spostare opere di Donatello, Ghirlandaio, Botticelli e che consisteva nel taglio della sezione del muro, nella costruzione del telaio e nel trasporto dell’opera nella nuova collocazione proprio su questo telaio. Un intervento «non facile per l’epoca», avvenuto con tutta probabilità dopo la morte di Piero (e quindi dopo il 1492), ma che secondo i tecnici «potrebbe addirittura aver migliorato la conservazione del capolavoro, rendendo più elastico il suo supporto e permettendogli di resistere a bombe, guerre e terremoti».

La nuova collocazione aveva però provocato altri danni: i restauratori che si sono occupati direttamente della pulitura (Paola Ilaria Mariotti dell’Opificio e Umberto Senserini della Soprintendenza di Arezzo) hanno infatti scoperto che la Resurrezione aveva grossi problemi legati a «fenomeni di solfatazione e i decoesione della pellicola pittorica e degli intonaci». Oltre a una lunga striscia scura (sul lato destro) che aveva reso necessario l’intervento: striscia «dovuta al calore e alla fuliggine provocati dalla canna fumaria e dal relativo grande camino, dove venivano bruciate le schede elettorali dopo le elezioni, costruiti appunto nel muro alle spalle della Resurrezione».

Restano da capire la collocazione originaria e il motivo dello spostamento. Su questo sta lavorando Paola Regeni, storica dell’arte della Soprintendenza: sembrerebbe escluso possa venire da una chiesa («Ha una valenza civica, non religiosa»), probabile possa essere stato in origine collocato in una sala vicina a quella dove si trova o addirittura da un altro muro della stessa sala (tra le motivazioni, quella di renderlo più evidente a chi entrava). Possibili alternative: un tabernacolo di strada o un ambiente esterno ma protetto come un cortile o un loggiato. E «non è detto che si arrivi a una soluzione».

Il restauro è il primo negli oltre 500 anni di vita: 140 mila euro di costo messi a disposizione dal Comune di sansepolcro, 100 mila arrivano da un contributo di un privato, Aldo Osti, ex manager della Buitoni. L’operazione ha di nuovo ricordato quanto fosse innovativo il lavoro di Piero della Francesca. Che ha utilizzato per il suo Cristo e per i suoi soldati addormentati a fianco del sepolcro (in quello senz’elmo l’artista si sarebbe ritratto) un mix di pigmenti tipici della tempera, come il cinabro, la lacca rossa, la malachite, la biacca, e altri invece propri dell’affresco, come le ocre, le terre naturali, i silicati. Una tecnica scelta «per ottenere effetti pittorici più vicini a quello di una tavola».

Un restauro, comunque, che non ha deluso né deluderà i visitatori visto che, come ricorda la direttrice del museo Mariangela Betti, si tratta di un restauro a vista, da seguire in diretta, attraverso un vetro.

22 novembre 2016 (modifica il 22 novembre 2016 | 21:26)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http://www.corriere.it/cultura/16_novembre_22/resurrezione-piero-della-francesca-sansepolcro-palazzo-governo-d84f4d5a-b0e2-11e6-b55d-c69c2623ee72.shtml

 

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