Il destino del guerriero

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Luci e ombre del condottiero rinascimentale

Il condottiero fu una figura decisamente pittoresca e controversa  nel panorama rinascimentale. Esso anche è stato deplorato e aspramente criticato da studiosi e intellettuali come Aristotele , Platone ,Vegezio e soprattutto dagli intellettuali del tempo, gli umanisti : essi erano più impegnati a risvegliare il senso civico dei propri concittadini , difendere la libertà di stato ma anche ad esaltare gli eroi e le loro gesta di guerra ma trovarono sempre motivi per rimproverare i soldati di ventura come quelli delle loro origini straniere e la colpa di minacciare ogni tipo di libertà; in effetti i mercenari erano impiegati dai tiranni o da nazioni in via del declino. Ma i pregiudizi dell’epoca oscuravano questa figura, frenata proprio dall’economia ma sempre al passo con i tempi. Il condottiero era considerato solo per la nascita ,l’appartenenza ad una nobile famiglia, dai capricci del servizio di Stato non molto per le abilità da guerriero e le qualità personali .La sua “moneta” erano proprio il denaro stesso e le lance da combattimento e la promozione era diventare un servo del principe che serviva quindi una “licenza a tutto”. L’Italia fu proprio una terra fertile per le compagnie di ventura e i loro comandanti: ma essi non erano tutti di estrazione indipendente anzi alcuni furono capostipiti di generazioni. Famiglie come Malaspina, Trivulzio, Este, Sforza devono maggiorparte del loro prestigio ai loro capostipiti che fondarono scuole di condottieri che produssero i migliori mercenari sul campo europeo ; essi venivano riconosciuti soprattutto per le loro capacità arringatorie , oratorie, oltre per le loro imprese entrate nella leggenda. Ebbero però problemi causate dalle ripercussioni di crisi economica del XIV che li costrinsero a lanciarsi nelle guerre mercenarie. Gli storici si domandano se loro erano più interessati al bottino, sempre però rispettando i valori cavallereschi , e se ignoravano la situazione nuova d’Oltralpe. Dal 1454 i mercenari presero una piega più “pacifica” arruolandosi permanentemente in eserciti nazionali, che furono gli unici veri protagonisti bellici. Ci fu un’innovazione dell’artiglieria, una partecipazione sempre più attiva nello stato, un contributo notevole dal punto di vista architettonico e nuove reclute dai paesi stranieri . Anche tattiche strategiche nuove furono usate dai capitani italiani che ottennero successi strabilianti, ma essi non riscossero più successo ,neanche dal punto di vista dello spargimento di sangue.
Il condottiero: definizione di un’ uomo d’arme
Il condottiero, signore di feudi e di città, o soldato arricchito, raccoglie una sua milizia, su cui ha il comando illimitato, e da solo conclude patti con lo Stato che lo richieda. Tra il XV secolo e il XVI secolo si formano vere scuole di guerra che fanno raggiungere all'arte militare grandi progressi strategici e tattici .Il nome condottiero viene dalla "condotta", cioè il contratto che stipulavano le compagnie di ventura con un governo, per impegnarsi a diventare le sue truppe mercenarie. Le guerre e i rivolgimenti che nel XIV secolo trassero origine, specialmente in Toscana, in Romagna, nel Veneto e nell'Umbria, dalle discordie cittadine, dalle gelosie dei principi e dalle repubbliche italiane che resero possibile la formazione delle compagnie di ventura e i capi di esse vennero chiamati Condottieri.

 

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