Il Giappone Tokugawa

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Il Giappone Tokugawa

Periodo Edo

Il periodo Edo o Tokugawa vide un periodo di centralizzazione del potere nelle mani di uno shōgunato ereditario che prese il controllo della religione, regolò l'intera economia, subordinò la nobiltà e instaurò un sistema di tassazione, gestione della spesa del governo e una burocrazia e indica quella fase della storia del Giappone in cui la famiglia Tokugawa detenne attraverso il bakufu il massimo potere politico e militare nel paese. Noto anche come periodo Tokugawa, tale fase storica prende il nome dalla capitale Edo, sede dello Shōgun, ribattezzata Tokyo nel 1869. Evitò coinvolgimenti internazionali, stabilì un sistema giudiziario nazionale e soppresse proteste e critiche. L'era Tokugawa portò la pace e con questa la prosperità a una nazione di 31 milioni di persone.

 

Il periodo Edo iniziò con il trionfo di Ieyasu Tokugawa nella battaglia di Sekigahara (1600), combattimento caratterizzato dalle circa quarantamila teste nemiche tagliate, che consentì a questo di eliminare ogni opposizione. L'inizio dell'epoca Edo, però, viene generalmente fatta risalire al 1603, quando Ieyasu assunse il titolo di Shōgun. Il Bakufu (governo militare retto dallo shogun) si insediò nella città di Edo, mentre l'imperatore rimase nella città di Kyoto: si venne così a creare una sorta di diarchia caratterizzata, con il passare del tempo, dal sopravvento del potere dello shogunato a discapito di quello imperiale. Nei primi anni di governo Ieyasu promosse una serie di importanti opere pubbliche affinché la nuova sede di governo venisse ampliata e abbellita nonché collegata con le città più importanti del Giappone (Gokaidō). Caratteristica preponderante del periodo Edo fu la politica di isolamento del Giappone, nota come sakoku(“paese incatenato”): si assistette a vere e proprie carneficine di Cristiani soprattutto nell'area di Nagasaki, la città a più stretto contatto con gli Europei; nella medesima città infatti era sito l'unico porto in cui fosse concesso solamente agli olandesi (poiché bombardarono dalla nave "De Ryp" il castello di Hara dove erano asserragliati dei cristiani ) di importare ed esportare mercanzie. Una caratteristica pratica imposta alle persone sospettate di essere vicine al cristianesimo per testarne l'estraneità allo stesso, era quella dello Yefumi, il calpestamento figurato del crocifisso o di immagini della Vergine Maria. Nel corso dei decenni l'importanza di Edo crebbe enormemente cosicché entro la fine del XVII secolo la città contava già un milione d'abitanti. Gli shogun Tokugawa sin dapprima dovettero porre freno allo strapotere di certi daimyo, per questo il Bakufu emanò una legge che obbligava tutti i daimyo a possedere due residenze: una a Edo e l'altra negli Han natii; questi erano poi obbligati a lasciare mogli e figli in città trascorrendo un anno con loro e un altro nei territori gentilizi, inoltre quando un daimyo doveva traslocare era tenuto a portare con sé tutta la corte, spendendo così moltissimo denaro. Lo shogunato dei Tokugawa conobbe momenti di crisi: nel luglio del 1853 apparvero fregate americane (guidate dal commodoro Matthew Perry) nel porto di Nagasaki che costrinsero il capo militare a firmare accordi commerciali che suggellarono la riapertura di tutti i porti giapponesi al commercio con gli Occidentali, ponendo fine all'isolamento sakoku e inaugurando il cosiddetto periodo bakumatsu. Nel 1858 un malcontento generale esplose e l'ormai antiquato Bakufu dovette cedere alla pressione delle forze imperiali. Terminò così l'era Edo, mentre andava affermandosì sempre più il ruolo dell'Imperatore, che dette inizio alla restaurazione Meiji.

Se il periodo Edo fu preceduto da aspri combattimenti, il potere militare instauratosi si contraddistinse per un regime di repressione a caratterere fortemente burocratico. La nazione, plasmata in base ai modelli confuciani, chiuse le porte ai contatti con gli stranieri ed assunse inizialmente le caratteristiche tipiche di una società feudale.

Fu proprio durante la lunga dominazione dei Tokugawa che si gettarono le basi per la struttura sociale orientale moderna, nella quale ogni persona assume un preciso ruolo sociale e deve adempiere alla sua missione attraverso il lavoro.

 

Lo shogunato divenne l'autorità politica più importante, mentre i daimyō conservarono il ruolo di governatori locali, soggetti al potere centrale ma detentori di maggiore autonomia nella gestione dei propri territori. Il sistema introdotto, chiamato baku-han (ibrido tra un governo centralizzato del Bakufu e il modello di feudalesimo suggerito dalla realtà dell'autonomia degli han) si basò su una federazione di duecentosettanta feudi. I daimyō cristiani furono costretti all'esilio e dal 1671 ogni famiglia venne collocata all'interno di una setta buddista e adeguatamente iscritta nei registri dei monasteri buddhisti locali.

 

L'assetto sociale, mibunsei, dell'epoca era strutturato attraverso una netta suddivisione gerarchica della popolazione in classi di appartenenza ben distinte tra loro, con l'adozione del modello shinokosho: samurai, contadini, artigiani, e mercanti. I samurai, pur rappresentando solo il cinque per cento dell'intera popolazione, mantennero una posizione sociale dominante; essendo privilegiati portavano due spade, un cognome e possedevano il diritto di uccidere ed allontanarsi (kirisute gomen). Occuparono soprattutto cariche burocratiche e amministrative. In Giappone, diversamente dal modello cinese, non si formò una élite culturale di letterati e questo fatto indusse la gente comune, in particolar modo i mercanti e gli artigiani, a descrivere il loro ambiente, il loro mondo, le loro regole e il loro codice etico-morale. Col passare del tempo si formò una forte e ricca classe di mercanti, in grado di raggiungere, seppur lentamente e faticosamente, una posizione di privilegio nel controllo economico-finanziario del Paese, agevolati dall'apertura del porto di Nagasaki agli scambi commerciali con i cinesi ed i mercanti protestanti, influenzando in tal modo la cultura e gli aspetti sociali del tempo.

 

Nonostante la politica di chiusura nei confronti del resto del mondo, l'agricoltura e l'economia, riuscirono a svilupparsi, grazie ad alcuni pilastri fondamentali, quali le proprietà famigliari ed il principio di continuità generazionale.

 

Il potere centrale, per controllare maggiormente il popolo, promulgò una serie di leggi riguardanti le varie classi: con il Buke-Sho-hatto del 1615 vennero imposti i codici di vita per la classe militare, che prevedevano, tra gli altri, l'obbligo a risiedere, in alternanza, a Edo e nelle provincie e delineavano la condotta di vita austera e sobria dei Bushi, basata sulla dottrina del Buddhismo Zen; con il Kuge-Sho-hatto invece, la nobiltà e la famiglia imperiale risultarono costretti ad occuparsi di funzioni culturali e rituali, vedendosi allontanare sempre più dall'effettivo potere politico-amministrativo.

 

La politica di isolamento della nazione, iniziata intorno al 1638 con la chiusura dei contatti con gli stranieri, agevolò il recupero e la valorizzazione delle usanze e della tradizione giapponese culturale, però cristallizzò le differenze di classe in un sistema statico e limitò lo sviluppo del Paese arrestando parzialmente l'economia e l'arte.

 

Edo, diventando quindi il nuovo centro culturale e politico del Paese, in contrapposizione a Kyoto, si espanse a dismisura superando il milione di abitanti verso la fine del Seicento.

L'epoca Tokugawa, culminata nel periodo Genroku (1687-1709), fu caratterizzata dalla rapida ascesa della borghesia cittadina, mentre diminuiva in proporzione l'influenza della vecchia casta dirigente dei daimyo, legata a un'economia agricola. La situazione dei contadini, che costituivano la principale classe produttiva, restò per tutto questo periodo critica e lo stesso shogun dovette ripetutamente intervenire per domare talune rivolte nelle campagne, assai violente. Nel corso del XIXsec. si svilupparono le contraddizioni interne che resero possibile la trasformazione del Giappone in uno Stato moderno e l'abolizione del dualismo di imperatore e shogun. A partire dal XVII sec. si era formato intorno ai potenti capi dei clan meridionali e occidentali un movimento di opinione favorevole alla restaurazione dell'autorità imperiale, e questi capi, d'altra parte, manifestavano un costante interesse per le arti e la tecnologia occidentali. A partire dal 1825 le potenze occidentali esercitarono sul Giappone la loro crescente pressione: esse chiedevano in particolare un trattamento umano per i loro naufraghi, la concessione di stazioni carbonifere nei porti giapponesi e la libertà di operare sul suolo dell'arcipelago per i loro mercanti e per i loro missionari.

 

 

Economia

 

Circa l'80% della popolazione erano coltivatori di riso. La produzione di riso aumentò costantemente, ma la popolazione rimase costante, quindi aumentò la sua prosperità. L'estensione delle coltivazioni di riso aumentarono da 1,6 milioni di ciò nel 1600 a 3 milioni per il 1720. I miglioramenti nella tecnologia aiutarono i contadini a controllare il flusso di irrigazione delle risaie. I daimyō controllavano diverse centinaia di città castello che divennero centri di commercio domestico. A Osaka ed Edo si svilupparono grandi mercati del riso. Nelle città e nei paesi gilde di artigiani e mercanti soddisfavano la crescente richiesta di beni e servizi. Nonostante il loro livello sociale basso i mercanti prosperarono, soprattutto quelli con un patrono ufficiale. I mercanti inventarono strumenti di credito per trasferire il denaro, la moneta divenne di uso corrente e il mercato rinforzato economicamente incoraggiava e la nascita di nuove imprese.

 

I samurai, a cui era vietato entrare in affari o in agricoltura si indebitarono. Uno studioso osservò che l'intera classe militare viveva "come in una locanda, cioè, consumando ora e pagando poi".Il bakufu e i daimyō aumentarono le tasse sui contadini, ma non tassarono il commercio, così anch'essi si indebitarono. Per il 1750 il continuo aumento delle tasse fomentò proteste e anche rivolte tra i contadini. La nazione doveva in qualche modo risolvere il problema dell'indebitamento dei samurai e del deficit del tesoro. I problemi finanziari dei samurai faceva vacillare la loro fedeltà al sistema e la diminuzione del tesoro minacciava tutto il sistema di governo. Una soluzione fu reazionaria — il divieto di spendere per beni di lusso. Altre soluzioni furono la modernizzazione, con l'obbiettivo di aumentare la produttività agraria. L'ottavo shōgun Tokugava, Tokugawa Yoshimune (in carica dal 1716 al 1745) ebbe un successo considerevole, sebbene molto del suo lavoro dovette essere ripetuto tra il 1787 e il 1793 dal consigliere capo dello shōgun, Matsudaira Sadanobu (1759–1829). Altri shōgun svalutarono la moneta per pagare i debiti, causando un aumento dell'inflazione.

 

Per il 1800 il commercio era cresciuto rapidamente incorporando sempre di più anche i villaggi più remoti nell'economia nazionale. Alcuni coltivatori si arricchirono passando dalla coltivazione del riso a quella di raccolti di maggior profitto e vennero coinvolti nel prestito su base locale e in produzioni su piccola scala. Alcuni ricchi mercanti cercarono di elevare il proprio status sociale usando il denaro per concludere matrimoni nella classe dei samurai.

 

Alcuni domini, tra cui il Chōshū e di Satsuma, usarono metodi innovativi per restaurare le loro finanze, ma la maggior parte affondarono nei debiti. La crisi finanziaria provocò una soluzione reazionaria verso la fine delle "Riforme Tenpō" (1830–1843) promulgate dal consigliere capo Mizuno Tadakuni. Questi aumentò le tasse, denunciò i lussi e tentò di impedire la crescita del commercio. Il fallimento di queste riforme evidenziò a molti che l'esistenza del sistema Tokugawa era in dubbio.

 

Governo

Nel Periodo Edo, detto anche periodo Tokugawa, l'amministrazione del paese venne condivisa da oltre duecento daimyō in una federazione governata dallo shōgunato Tokugawa. Il clan Tokugawa, leader del vittorioso esercito orientale nella battaglia di Sekigahara fu il più potente di essi e per quindici generazioni monopolizzò il titolo di Sei-i Taishōgun (spesso abbreviato in shōgun). Dal loro quartier generale in Edo (la Tokyo odierna), i Tokugawa comandavano l'alleanza degli altri daimyō, che a loro volta governavano i loro domini con ampio margine di autonomia.

 

Lo shōgunato Tokugawa implementò molte politiche significative. Elevarono la classe dei samurai al di sopra dei comuni: contadini, artigiani e mercanti. Instaurarono leggi che controllavano le spese di lusso, limitando lo stile delle capigliature, gli abiti e gli accessori. Organizzarono i comuni in gruppi di cinque ritenendo ognuno responsabile per gli atti degli altri membri del gruppo. Per prevenire ribellioni da parte dei daimyō gli shōgun imposero loro di mantenere residenze lussuose in Edo, di risiedere periodicamente in esse, eseguendo costose processioni da e vero i loro domini, di contribuire al mantenimento di santuari, templi e strade e di chiedere il permesso prima di riparare i loro castelli.

 

Questo periodo di 265 anni venne detto "Uno stato pacifico". Ci furono molti sviluppi culturai e artistici, tra i più significativi gli ukiyo-e, una forma di stampa con blocchi di legno e le forme di teatro del kabuki e del bunraku. Inoltre molte delle composizioni più famose per il koto e lo shakuhachi risalgono a questo periodo.

 

Il regime feudale ripartì l'arcipelago in 10 regioni (do):

 

Gokinai (cinque province interne)

To-kai-do (paese del mare orientale)

To-san-do (paese dei monti orientali)

Foku-roku-do (paese del territorio settentrionale)

San-in-do (paese del versante montuoso settentrionale)

San-yo-do (paese del versante montuoso meridionale)

Nan-kai-do (paese del mare meridionale) con la potente signoria di Satsuma

Sai-kai-do (paese del mare occidentale)

isola Iki

isola Tsushima

governo militare di Yezo (isola di Hokkaido)

 

Sakoku

 

Dopo aver eliminato i ribelli a Shimabara lo shōgunato iniziò a imporre restrizioni sempre più strette sugli stranieri. Monopolizzò la politica estera ed espulse commercianti, missionari e stranieri in generale, ad eccezione dei mercanti olandesi e cinesi che vennero limitati ad operare dall'isola artificiale nella baia di Nagasaki e in altri simili piccoli centri commerciali esterni alla nazione. Comunque in questo periodo di isolamento (sakoku) iniziato nel 1635, il Giappone fu meno isolato dal mondo di quanto non viene generalmente assunto e alcune tecnologie occidentali vennero acquisite sotto il sistema rangaku. La creazione di insediamenti russi nel nord portò lo shōgunato a estendere nel 1807 il controllo diretto all'Hokkaidō, Sakhalin e delle altre isole delle Kurili, ma mantenne la politica di isolamento.

Il cristianesimo venne messo fuori legge. La punizione per chi seguiva il cristianesimo era la morte. Migliaia di cristiani giapponesi vennero uccisi per aver mantenuto la loro fede nonostante il divieto. Rimase solo una sostanziosa comunità di cristiani a Nagasaki, oltre a gruppi più piccoli sparsi in tutto il Giappone.

Tra il 1830 e il 1840 una serie di carestie si abbatté sul paese tanto da far temere una violenta rivolta popolare. Si diede quindi inizio ad una serie di riforme che furono affidate a Tokugawa Nariaki, del ramo cadetto della dinastia shōgun. Nel frattempo nel nome della fedeltà all'imperatore si andò a formare una corrente di daimyō che accusava lo shōgunato di non essere in grado di resistere alle pressioni occidentali per l'apertura di relazioni diplomatiche e commerciali.

 

Redatta da Federico Ghiglione

 

Fonti : Wikipedia

www.unitus.it

 

 

 

 

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