Per capire i Preraffaeliti

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“Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell’Italia nell’Inghilterra vittoriana”.

L’allestimento della mostra di Roma alla GNAM (Galleria d’Arte Moderna), che si è  conclusa il 12 giugno 2011, ha presentato tutte le difficoltà aggiuntive connesse alla specificità delle tele dei Preraffaelliti d’essere, per la maggior parte, patrimonio di gallerie private.
Eppure non mi ha affatto deluso: le sale espositive emanano indubbio fascino ed eleganza sottilmente sovversiva e toccano, con le opere in mostra, l’intero ciclo dell’esperienza Preraffaellita, dai primi contatti con i Nazareni tedeschi fino al suo sfociare verso il simbolismo e l’estetismo.
Se nelle prime sale infatti troviamo i quadri dei grandi pittori italiani che sono stati la fonte d’ispirazione del gruppo, in particolare Giotto, Carpaccio, Botticelli, Sebastiano del Piombo, Palma il Vecchio, Tiziano, Veronese, Tintoretto, nelle ultime sale sono esposti i dipinti di Nino Costa, Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis, Gaetano Previati, artisti italiani che si sono a loro volta ispirati ai Preraffaelliti d’oltremanica, emulandone lo stile, l’eleganza e la grazia, in uno di quei circoli virtuosi d’ispirazione che sono poi le correnti generatrici della Storia dell’Arte stessa.

Il cuore della mostra è tutto concentrato però nella fitta rete di sale centrali ricavate per far risaltare il segreto splendore della pittura preraffaellita: il suo tema fondante ed ossessivo del recupero di miti medievali e nordici e, soprattutto, del fascino disarmante e vittorioso della bellezza femminile, ben più temibile del drago sconfitto da San Giorgio (tema caro a Burne-Jones) cui l’uomo non può che soccombere.
E va sottolineato come nel caso dei Preraffaelliti – come ha detto una delle curatrici della mostra – “Il rapporto tra la pittura e le vite di questi artisti appare molto forte”, non restando un esercizio puramente intellettuale ma andando a costituire il ganglio da cui si dipanarono le loro scelte di vita.

Questa esposizione è ancor più incentrata sui quadri (soprattuto di Daniel Gabriel Rossetti e di Edward Burne-Jones) rispetto a quella che visitai a Ravenna dell’anno scorso su “I Preraffaelliti e il Sogno italiano” -

http://flameonair.splinder.com/post/22653978/ravenna-ed-il-sogno-italiano-dei-preraffaelliti-le-mie-emozioni

- in cui erano soprattutto presenti pregevolissimi disegni di John Ruskin – la mostra romana dà intensamente, oltre all’esemplicazione dell’amore per le città d’arte e gli ambienti d’Italia (paesaggi di Turner, ad esempio, e cromolitografie dei capolavori pittorici italiani) il senso della ricerca di quella purezza pittorica che teorizzava la necessità di un ritorno alla rilettura dei canoni antecendenti a Raffaello, in primis ai cosiddetti primitivi quali Giotto, il Perugino, il Beato Angelico, ai pittori veneti, a Tiziano e a temi religiosi e mitologici, di quella semplicità narrativa pittorica del Medioevo e del primo Rinascimento, e soprattutto il suo impercettibile aprire l’arte del suo tempo al futuro avvento del Simbolismo, così carico di messaggi, mistici, esoterici, subliminali perfino, al Romanticismo fino ad estendersi, per taluni temi, al Decadentismo e dell’Estetismo, con una strettissima correlazione tra arte pittorica e letteratura.

Animazione Flash

LINK di approfondimento:

http://roma.corriere.it/gallery/roma/02-2011/mito/1/mito-italia-inghilterra-vittoriana_8a532564-3f86-11e0-ad3f-823f69a8e285.shtml#1

http://youtu.be/UWzQX_9VlCk

William Morris

William Morris

Dante Gabriel Rossetti

Guardami in volto, il mio nome è,
[ Sarebbe-potuto-essere
e sono anche chiamato: Mai-più,
[Troppo-tardi, Addio.

(Dante Gabriel Rossetti)

Rossetti, assieme ad Hunt e a Millais, fu il fondatore della Confraternita dei Preraffaelliti, nel 1848, nata con l'intento di rivoluzionare l'arte del tempo aborrendo la Royal Academy, i principi borghesi, la modernizzazione industriale e a cui saranno legati anche Ruskin, Burne-Jones, Morris, Ford Madox Brown,Frederich Leighton, Waterhouse.

Rossetti, partendo da temi rigidamente danteschi , legati al dolcestinovo e religiosi, quale eredità degli interessi dei suoi genitori, seguirà un suo individuale ed autonomo percorso personale ed artistico, e l'innamoramento intellettuale per Blake e Edgar Allan Poe.
La sua vita, pur essendone i cardini dell'ispirazione artistica, dovrà fare i conti con la sua ipersensibilità morbosa portata per il soprannaturale e per l'indeterminatezza degli stati psichici ed umorali (divenuti psicotici e deliranti in seguito alla sua rovinosa dipendenza dal cloralio e dall'alcool) e affiancherà i suoi dipinti a sonetti da lui stesso composti che ne traducessero l'impatto visivo e il nucelo ideativo nel suono stesso delle parole, divenendo quasi un precursore dei concetti della multimedialità nell'arte.

Elizabeth (Lizzie) Siddhal

L'amore finito
Non piangere mai per un amore finito
poiché l'amore raramente è vero
ma cambia il suo aspetto dal blu al rosso,
dal rosso più brillante al blu,
e l'amore destinato ad una morte precoce
ed è così raramente vero.

Non mostrare il sorriso sul tuo grazioso viso
per vincere l'estremo sospiro.
Le più belle parole sulle più sincere labbra
scorrono e presto muoiono,
e tu resterai solo, mio caro,
quando i venti invernali si avvicineranno.

Tesoro, non piangere per ciò che non può essere,
per quello che Dio non ti ha dato.
Se il più puro sogno d'amore fosse vero
allora, amore, dovremmo essere in paradiso,
invece è solo la terra, mio caro,
dove il vero amore non ci è concesso.

Parallelamente a questa mutazione della linea artistica ed ispiratrice scorre la scelta della rappresentazione iconografica della donna nei suoi quadri e nella vita: dalla moglie Elizabeth Siddhal (Lizzie), anch'essa eccelsa poetessa e pittrice e modella di moltissimi quadri preraffaelliti - tra i quali il celeberrimo "Ofelia" di Millais, vissuta come simbolo di purezza al pari di una Beatrice dantesca e dai tratti diafani ed angelicati, si giunge alla bellezza femminile assai più sensuale e carnale, della sua modella Fanny Conforth.


Fanny Conforth

Proprio la relazione di questa con suo marito, assieme alla consapevolezza dell'attrazione profonda e segreta di Dante gabriel Rossetti per Jane Morris, che dà alla luce una figlia mentre lei partorisce un bimbo morto, sembra esser stata la causa del suicidio di Elizabeth con il laudano, tragica fine che segnerà per sempre con un senso di colpa spaventoso la mente già fragile di Gabriel.
Infine esplode nella sua vita e sfocia nel suoi quadri il suo amore complesso, morboso, totalizzante e doloroso per Jane Morris, moglie del suo amico pittore e "confratello" William Morris, nei confronti del quale nutre una profonda gelosia.

Anch'essa musa e modella per quasi tutti i pittori del gruppo preraffaellita, le sue fattezze sono riportate quasi in modo ossessivo, ostentandone la bellezza delle mani, la corposa consistenza delle labbra, l'enigmatica espressione dello sguardo, l'intensa languida sensualità, da femme fatale, che sembra effondere da ogni suo atteggiamento e dalla sua aria eternamente immersa nella malinconia.
La carica sensuale assunta dalle sue opere gli creerà forti dissensi da parte dei critici benpensanti dell'epoca vittoriana e anche tra alcuni dei preraffaelliti, ad esempio Hunt, fino a sfociare in una violenta disapprovazione sociale che giunge al culmine quando Rossetti, Jane e William Morris instaurano una specie di legame a trois nella dimora di Kelmscott Manor.


Jane Morris

Marco Alessandrini, nel suo saggio su Rossetti "Un'arte che fa risplendere l'abisso", delinea alla perfezione l'alfabeto artistico e ispirativo rossettiano: "Le sue opere sono al tempo stesso trasparenti ed opache, semplici e sfuggenti...Ogni suo dipinto discende da un'attenta costruzione razionale, da una progettazione in cui, con minuziosità ossessiva, si intessono ...simboli studiati...scenari...pose, gesti...che rinviano a temi letterari o mitologici, dalle saghe arturiane alle opere dantesche, dai miti classici...Tuttavia...su questo telaio di significati, che sembra non dare spazio a nulla di istintivo, s'insinua una sensualità carnale e appassionata, un'affettività dove più niente è riflessione, dove tutto è tormentata e irrisolta emozione. L'effetto è straniante. La fascinosa, ideale bellezza celebrata..sia essa diafana ed eterea...oppure sontuosa, come nel periodo successivo al 1860....lascia emergere, nelle costruite epifanie dell'Eterno e del Bello, un fondo da cui affiorano caducità, morte, angoscia... La sensuale carnalità delle donne rossettiane risulta inconsapevolmente abitata da una melanconica ombra: da una profondità oscura e informe, intensità desiderante e visionarietà ultraterrena... E' questo doppio volto dell'estesismo rossettiano: il procedere parallelo, reciprocamente non dialogante, tra percezioni vissute come "sensazione", e percezioni vissute come "sentimento", in un antitesi e dilemma perturbante...in questa tensione che tocca un originale acme, generando un'arte assoltamente peculiare, estenuata ed estenuante... Ne discende un'interminabile sequenza di figure in cui armonia e difformità, luce e tenebra - o equilibrio apollinea e caos dionisiaco - coesistendo grazie al loro divaricarsi... Così come una totale luminosità evoca, in chi la veda e vi si immerga, un inspiegabile presentimento - e la necessità - dell'ombra... Rossetti erigeva (Jane Morris, allora sua amante) a "prigioniera" del marito, l'amico e collega William Morris, condannata ad anelare alla luce solo per i pochi istanti che lei trascorreva con Rossetti... In realtà è la sua stessancondizione interiore qui trasposta e proiettata in Jane..sempre inconsapevolmente, la sua raffigurazione di un'icona femminile che sfiora l'eterno per poi ricadere in una condizione disperante - sembra essere l'ennesima ... proiezione della lacerazione che abita l'intera arte di Rossetti, e che verosibilmente abitava il suo animo, la sua mente. Egli non conosce alcuna regione dello spirito che non sia anche sensuale, o materiale e che l'amore umano, legato alla bellezza fisica, rappresenta la grande, innegabile realtà delle cose, effimera ed inebriante insieme (Walter Pater, suo amico).
Non è casuale che in un suo racconto giovanile - Hand and Soul - Rossetti descriva un immaginario pittore del primo Rinascimento il quale, ormai scettico di poter migliorare il mondo attraverso l'arte, ha una visione in cui la propria anima gli appare nelle vesti di una meravigliosa donna. Quest'ultima lo invita a ritrarre proprio lei, in un gioco di specchi nel quale l'artista - personificazione dello stesso Rossetti - sente di poter dare forma al proprio intimo raffigurandolo nella bellezza femminile...venendo a comporsi anche un'inscindibile controparte oscura, il ribollire di un'informe impermanenza...si comporrebbe la crudeltà di quel dolore di cui questa armonica bellezza compie la rimozione...E' significativo quindi che nella serie di sonetti rossettiani "The house of Life", il suo capolavoro letterario, l'amata diviene "il significato di ogni cosa esistente" evidenziando quanto l'artista ricerchi nell'amore e nell'amata, ma in realtà entro sè stesso, emozioni in grado di arginare una caotica instabilità, un'insoddisfazione oscura e opprimente. L'operazione stessa del dipingere sono un tentativo di creare iterativamente questa armonia, di eternalizzarla in quanto il tema del tempo, insieme a quello dell'Amore è il vero fulcro dell'estetica di questo artista."

LE OPERE IN MOSTRA

Burne-Jones con William Morris, 1874

Edward Burne-Jones, l’altro pittore pre-raffaellita fulcro di questa mostra, pur partendo da comuni interessi artistici con Rossetti e da una sincera ammirazione per quest’ultimo, (tanto che le sue prime opere sono una rielaborazione di quelle rossettiane) man mano sceglie una sua propria via personale all’espressività romantica ed innovativa della corrente.
Le sue opere sono incentrate su temi assai meno sensuali, più mistici e più spirituali, spesso mitologici, creati con rigore cerebrale e teorico, e prediligono la scelta dei colori freddi, talvolta glaciali ed eterei, esprimendosi in un’amplissima gamma di verdi e di blu-azzurri, con una netta impostazione univoca del tono complessivo.
Partendo dai temi giovanili medievali e letterari, i soggetti saranno in seguito ispirati all’arte rinascimentale italiana del Ghirlandaio, del Botticelli e di Michelangelo.
Il suo percorso di vita lo condusse, invece, attraverso i suoi primari interessi teologici ad intraprendere, nella maturità, la carriera ecclesiastica e per tutta la vita affiancò, analogamente agli altri adepti della Confraternita, l’attività giornalistica e letteraria e i lunghi soggiorni nella sua amata Italia, a differenza di Rossetti che pur, figlio di un professore italiano (carbonaro e proprio per quello emigrato in Inghilterra per sfuggire al carcere) e cresciuto nel mito della cultura italiana, non mise mai fisicamente piede nella terra delle sue origini e dei suoi sogni.
Nelle tele di Burne-Jones c’è un trionfo immaginativo (quasi da fantasy contemporanea) e una notevole plasticità delle figure umane, che risultano immerse in un’atmosfera soffusa di sognante e sospesa magìa e una ricchezza di particolari decorativi e di virtuosismi esasperati che precorre il gusto estetico dell’Art Nouveau.

Burne-Jones Mosaici Chiesa San Paolo entro le mura (Roma)

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