Il Tempo medievale

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Secondo lo storico March Bloch, l'uomo medievale è “indifferente al tempo”. Bloch giunge a tale conclusione in base a studi sulle diverse espressioni utilizzate nel Medioevo per indicare il tempo. In una visione ancora primitiva del tempo, passato, presente e futuro sono uniti, ovvero costituiscono una sorta di continuum. A causa di questa concezione temporale, che impedisce di prendere le distanze dal passato, accade ad esempio che le persecuzioni dovute a peccati compiuti secoli prima continuino ad avvenire. Il passato, infatti, è ritenuto ancora parte integrante del presente in cui l'uomo vive. Anche le diverse epoche storiche risultano mescolate ad aspetti connessi all'attualità, incluse le rappresentazioni teatrali e le opere d'arte. Ogni cosa, ogni fatto ed ogni figura del passato nel Medioevo è come inserito in una sfera senza tempo e risulta così immerso nel presente. Si ritiene infatti che tutto ciò che serve all'umanità affinché essa permanga debba essere “contemporaneo”. È vero che la religione (che controlla tutta la cultura del tempo) pone la nascita di Cristo nel punto da cui parte la linea del tempo e, in questo modo, determina il succedersi degli eventi in senso cronologico. Tuttavia, all'interno di tale successione, le date e la stessa misurazione del tempo non seguono i criteri scientifici su cui noi oggi ci basiamo. Al contrario, nel Medioevo ogni datazione subisce l'influenza ordinante della Chiesa, che decide quali avvenimenti siano o meno degni di nota. Essa agisce così in una maniera che noi oggi definiremmo “a-storica” o “a-temporale” e comunque legata agli interessi prioritari del clero

Jacques Le Goff sostiene che l'uomo medievale, pur essendo “sensibile al tempo”, non ritiene però necessario suddividerlo in cifre o scandirlo in sequenze per ottenere maggiore precisione. Ma se il medievale fosse del tutto indifferente alla misurazione del tempo, nella documentazione del periodo non comparirebbero riferimenti temporali. Invece nella storia sacra il tempo e la cronologia sono fondamentali (la storia di Adamo ed Eva è suddivisa in ore, la creazione è avvenuta in 7 giorni, ecc.). Questo attaccamento alla perfezione temporale nella storia sacra è dovuto all'atteggiamento degli uomini di fede, che interpretano le vicende descritte nei testi biblici o religiosi come fossero storie realmente accadute e, dal loro punto di vista, perfettamente databili. Tuttavia ci sono diverse versioni della cronologia sacra, specialmente riguardo alla nascita di Cristo (calcolata in base al numero di anni di distanza che la separano da quella di Adamo).

Gli strumenti usati dai medievali per misurare il tempo sono rudimentali ed è facile che per un incidente anche minimo sbaglino. Alcuni, come il radiante solare, dipendono dalla natura; altri, come le candele che consumandosi scandiscono la durata della notte, sembrano misurare frazioni di tempo apparentemente prive di continuità, ma - in realtà - definiscono intervalli temporali realmente esistenti (le lunghe ore notturne sino alla comparsa del giorno).

Per quanto riguarda il computo degli anni, Le Goff sottolinea che, a seconda del paese di riferimento e in base alle tradizioni religiose in esso vigenti, il punto da cui avviare il calendario cambia. Anche il giorno subisce lo stesso processo, essendo fatto partire da momenti variabili come il tramonto, la mezzanotte o in alcuni casi anche il mezzogiorno. Solitamente il giorno è diviso in 7 gruppi di 3 ore ciascuno partendo dal mattutino (intorno alla mezzanotte).

Le diverse strutture economiche e sociali determinano diversi universi temporali da cui gli uomini traggono a loro volta differenti contrassegni cronologici. Questo modello rispecchia la struttura tripartita della società medievale, quella che il vescovo Adalberone di Laon suddivideva in oratores, bellatores e laboratores: ossia la divisione gerarchica tra “chi prega” (il clero), “chi combatte” (i signori feudali) e “chi lavora” (i contadini e le plebi). Infatti, coloro che hanno il controllo del tempo sono i potenti (clero e signori), che sfruttano questa loro conoscenza per imporsi sulle masse contadine. Queste ultime, non godendo dei privilegi culturali di cui fruiscono soprattutto gli ecclesiastici, vivono il tempo come un fenomeno del tutto naturale e di lunga durata. I contadini si affidano alla percezione dello scorrere delle stagioni (inverno, primavera, estate ed autunno) e all'alternanza del giorno e della notte, poiché queste esperienze sono legate alle attività agricole e incarnano la tendenza degli uomini del Medioevo a vedere nella realtà un'opposizione tra bene e male qui rappresentati da luce e tenebre.

Per il signore feudale il tempo fondamentalmente è “militare”, ovvero coincide con l'inizio dei combattimenti, mentre per i contadini è il tempo “delle coltivazioni” che regolamenta il lavoro della terra.

Tutti questi diversi modi di intendere il tempo sono soggetti al “tempo naturale”; infatti, le operazioni militari avvengono prevalentemente in estate e il contadino nel suo lavoro segue il corso delle stagioni.

Secondo Jacques Le Goff, dal “basso Medioevo” in poi (ossia dalla fine dell'XI e l'inizio del XII secolo), con la comparsa della figura dei mercanti, la struttura tripartita della società comincia ad incrinarsi. In particolare, la cultura medievale, detenuta per secoli dalla Chiesa, avverte inizialmente come “pericolosa” la diffusione delle pratiche e dei costumi introdotti dalla borghesia mercantile e si oppone alla crescente influenza di questo nuovo ceto. Secondo la mentalità cristiana, infatti, i mercanti, usando il denaro, introducendo il prestito o facendo investimenti a breve o a lungo termine, si arricchiscono riscuotendo un'ipoteca che dev'essere invece riservata soltanto a Dio. Questo “scontro” tra i due ceti, l'uno “vecchio” (il clero) e l'altro emergente (i mercanti) avviene anche a livello delle idee che, essendo diverso il modo di affrontare determinate questioni, differiscono notevolmente tra loro. Per il mercante il tempo è occasione di guadagno o attesa di rimborso da parte di chi non ha avuto immediata disponibilità di denaro per i dovuti pagamenti; ed è proprio da questa tendenza che avranno origine i primi strumenti per la misurazione temporale. Per la Chiesa, invece, il tempo appartiene a Dio e non può essere oggetto di lucro.

La vita terrena è interpretata dalla Chiesa come la progressiva via verso la conquista del cielo, che i credenti hanno da percorrere per essere indirizzati nell'aldilà eterno: essa rientra quindi nel “tempo della salvezza”. Tale concezione ha prodotto diverse reazioni: la fuga mundi, ossia il darsi all'eremitismo (la penitenza estrema) seguendo esempi presenti nei testi sacri come quello di Giovanni Battista, iniziatore della spiritualità del deserto; la carità e le donazioni alla Chiesa per ottenere la salvezza; o, infine, il millenarismo, ossia l'arrivo dell'Apocalisse a mille anni dalla morte di Cristo. L'Apocalisse però è vista in chiave positiva, perché determina la vittoria di Dio e la salvezza dell'uomo attraverso guerre, malattie e sofferenze.Tuttavia questo movimento è caratterizzato prevalentemente dalla paura collettiva nell'attesa di una salvezza. Ai segni che preannunciano l'Apocalisse seguirà la venuta dell'Anticristo, figura presente in alcuni testi sacri, che avrà lo scopo di condurre l'uomo alla dannazione eterna, e a lui si opporrà l'Imperatore della Fine dei Tempi che salverà l'umanità fino al secondo ritorno di Cristo che eliminerà la sua antitesi.

 

 

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