La grande Guerra: analisi tecnica

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All'inizio della Grande Guerra le varie nazioni, a causa del fervore provato per le nuove conquiste in campo tecnologico, erano convinte che la guerra sarebbe durata poco tempo, ma, proprio per il fatto che ogni stato belligerante contava su un rifornimento di armi costante dovuto alla produzione di massa, le forze in campo sei equivalsero in termini di potenziale bellico, portando sia gli Imperi Centrali sia gli alleati a scavare trincee in cui rifugiarsi, infrangendo il sogno di una guerra condotta tramite un assalto decisivo volto a spezzare le linee nemiche. La guerra divenne quindi “guerra di posizione, combattuta per mantenere le posizioni occupate o conquistate nella prima fase del conflitto. Impossibilitati quindi ad avanzare rapidamente in territorio nemico, il fine della guerra fu il logoramento della resistenza avversaria attraverso assalti improvvisi o stratagemmi per sorprendere e confondere il nemico. Tuttavia anche queste azioni offensive determinavano una perdita enorme di vite umane a causa di un'esposizione costante al fuoco di artiglieria e dell'impiego su larga scala della mitragliatrice, resa più maneggevole e leggera. A ciò si aggiungono gli aspetti della stessa vita in trincea, dove i soldati vivevano in condizioni igieniche e alimentari pessime ed erano vittime di intemperie dovute al tempo atmosferico e alle malattie per la sporcizia dell'ambiente circostante. Per rompere questa situazione di stallo, i governi delle varie nazioni cercarono di creare, sfruttando la ricerca scientifica, armi non convenzionali in grado di permettere lo spezzamento dell'equilibrio creatosi. La Germania ad esempio fece uso di armi chimiche, inaugurate a Ypres nel 1915, portando a una tempestiva fabbricazione e diffusione delle maschere antigas. Questo risultato fu la prova del livello di imbarbarimento del conflitto, ora al di fuori di ogni etica e rispetto delle regole stabilite nelle convenzioni di Ginevra, tenutesi a partire dal 1864. Nell'ambito bellico più convenzionale fu impiegata in modo massiccio l'artiglieria pesante e furono organizzati dei corpi di commando specializzati in azioni d'assalto. Neanche i carri armati, introdotti nel 1916 e utilizzati fino alla fine della guerra, furono in grado di supportare gli assalti alle trincee, a causa della loro lentezza e pesantezza che li rendeva facile preda dell'artiglieria. La Prima Guerra Mondiale tuttavia non si limitò a combattimenti sulla terra, ma anche in mare e, per la prima volta, in aria. Nonostante non ci siano state importanti battaglie navali, ad eccezione di quella dello Jutland nel 1916, fu fatto un notevole uso da parte della Germania di sottomarini allo scopo di minare i rifornimenti avversari di risorse, cosa che contribuirà parzialmente alla successiva entrata in guerra degli Stati Uniti. La novità furono le battaglie aeree, possibili grazie all'invenzione dei Fratelli Wright a inizio '900, in cui i piloti furono, agli occhi delle masse, gli eredi dell'antica tradizione cavalleresca fondata sul duello. Questo perché le loro missioni non erano quelle di intervenire direttamente sul conflitto a terra ma di osservare il nemico e monitorarne difese e spostamenti. Successivi interventi a terra avvennero con l'introduzione di vere e proprie flotte aeree capaci di compiere bombardamenti e volte a sostituire gli obsoleti palloni aerostatici. Con la Grande Guerra scomparve il confine che c'era tra il conflitto sul campo di battaglia e quello nelle case, il cosiddetto “fronte interno” poiché la popolazione restava comunque oggetto dei vari bombardamenti su insediamenti non militari.

 

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