Transylvania, 100 anni dopo

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TransylvaniaOre 10 del mattino, 4 Maggio 1917. Al largo di Bergeggi (Liguria, SV, Italia) i cacciatorpediniere della Marina Imperiale Giapponese "Matsu" e "Sakaki" stanno navigando tranquilli accanto alla nave da loro scortata. All'improvviso si ode un primo enorme boato, seguito immediatamente da un secondo. Le vedette nipponiche spostano lo sguardo verso l'imbarcazione centrale della formazione: essa sta fumando e la fiancata di dritta è pesantemente danneggiata. Gli ufficiali in comando ordinano di disporsi in assetto di guerra e di mandare delle scialuppe ad aiutare la nave colpita. Ma, prima ancora che i marinai giapponesi possano calare le barche di salvataggio, il natante colpito si inclina repentinamente di lato e si ribalta. Dopo circa 20 minuti di agonia, lo scafo si inabissa per sempre. La nave da trasporto truppe SS Transylvania, già transatlantico di lusso inglese, è affondata.

La SS Transylvania, transatlantico di lusso inglese varato nel 1914, era una nave di media stazza, in grado di portare circa 1300 passeggeri. Essa fu requisita nel 1916 dalla Royal Navy e trasformata in nave da trasporto truppe. Nell'Aprile del 1917 fu assegnata ai convogli di trasporto truppe e rifornimenti diretti principalmente alle truppe italiane ed alleate stanziate sul Piave e sul fronte trentino. Nell'ambito dei rifornimenti nel Mediterraneo, vista la massiccia minaccia rappresentata dai sommergibili tedeschi, le navi come il Transylvania erano scortate da cacciatorpediniere giapponesi inviati appositamente per questo scopo. Il 3 Maggio 1917, la nave (carica di medici, infermiere e rifornimenti sanitari) e i due caccia di scorta salparono da Marsiglia dirigendosi verso Alessandria d'Egitto. Giunta davanti all'Isola di Bergeggi, essa fu individuata e silurata dal sommergibile della marina tedesca U-63. La corrente, estremamente forte, impedì di effettuare le operazioni di soccorso in modo adeguato e morirono 414 persone delle circa 3000 imbarcate. In realtà il numero di vittime sarebbe stato ancora più elevato se, dai vicini comuni di Vado, Bergeggi, Noli e Finale Ligure, non si fossero precipitati sul posto molti pescatori con le loro barche, salvando molti naufraghi in balìa delle correnti. Dei 134 corpi recuperati, 85 sono sepolti nel cimitero di Savona e gli altri sono sparsi tra Nizza, Principato di Monaco, Noli, Bergeggi, Finale Ligure e Marocco. I 274 soldati dispersi sono ricordati in un monumento nel già sopracitato cimitero di Savona, mentre i 6 marinai mai ritrovati hanno i loro nomi impressi in un cimitero militare vicino Londra. A Capo Vado, di fronte al luogo dell'affondamento, è stato collocato un piccolo monumento commemorativo.

Il relitto della nave, pur essendo grossomodo conosciuta la sua collocazione, è stato oggetto di ricerche per più di 90 anni. Solo il 7 Ottobre 2011 gli uomini del reparto subacqueo dei Carabinieri di Genova, aiutati dal mini-sommergibile da ricerca della Marina Militare "Pluto", sono riusciti ad individuare il relitto, circa 2 miglia e mezzo a sud dell'Isola di Bergeggi, a circa 630 metri di profondità.

 

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