Un capolavoro ispirato da una strage

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gIl 26 aprile 1937, ottant’anni fa, la piccola città basca di Guernica venne colpita da uno dei bombardamenti più conosciuti e rappresentativi del Novecento. Il contesto era quello della guerra civile spagnola cominciata meno di un anno prima tra i nazionalisti e i repubblicani, la coalizione dei partiti di sinistra e estrema sinistra spagnoli. Il bombardamento di Guernica divenne il simbolo della guerra e in un certo senso anticipò le stragi di civili della Seconda guerra mondiale. La fama di Guernica fu dovuta in parte a Pablo Picasso, che era già un pittore famosissimo e che nel maggio del 1937, pochi giorni dopo il bombardamento, cominciò a dipingere un’enorme tela, lunga quasi otto metri e alta tre e mezzo e che diventò una delle opere d’arte antimilitariste più riprodotte del Novecento.

I Paesi Baschi avevano un proprio corpo militare, alleato del Fronte Popolare. Nel 1937 la regione era diventata una roccaforte dei repubblicani, circondata da territori controllati dai nazionalisti. Guernica era una città in una posizione strategica, perché era sulla strada per Bilbao, che Franco mirava a conquistare, nonché passaggio obbligato per l’eventuale ritirata dei repubblicani da Bilbao. Non era però di per sé un centro militare. I motivi per cui fu bombardata sono stati a lungo dibattuti, e le interpretazioni più accreditate sottolineano il valore strategico della posizione di Guernica e la volontà delle forze di Franco di dare una dimostrazione di forza, per incutere paura ai civili spagnoli che appoggiavano i repubblicani e anche alle potenze straniere.

A ricordare quell’agghiacciante azione italo-tedesca resta oggi nella cittadina nel nord della Spagna un suggestivo, ampio, giardino, con silenziose e potenti testimonianze di artisti, sculture primitive di Chillida e le forme classiche e solenni di una scultura di Moore. Ma è soprattutto l’omonimo, celebre quadro di Picasso, ad evocare il dramma di quel disumano sterminio. L’artista spagnolo lo dipinse per l’Expo di Parigi del 1937. A patto che il quadro restasse depositato al MoMa fino alla caduta del dittatore Franco e al ritorno della democrazia e così è stato.

Si racconta che un ufficiale tedesco sia andato a trovare Picasso e di fronte a Guernica abbia chiesto: «l’avete fatto voi, maestro?». «No, l’avete fatto voi. Con la Luftwaffe», fu la risposta secca dell’artista. Passione civile, consapevolezza del proprio talento e sapiente uso del proprio ruolo pubblico come artista di successo, brillano in queste sue poche parole. Un quadro che nelle sue forme scheggiate, impazzite di dolore, nel gesto disperato di una madre di fronte alla morte del figlio, fra distruzione e rovine evoca la tragedia greca antica, ma anche, nel pathos e nell’essenzialità del segno pittorico, capolavori come le fucilazioni del 3 maggio 1808 di Goya e L’esecuzione dell’imperatore Massimiliano di Manet.

Il bombardamento di Guernica attirò condanne dalla politica e dalla società civile occidentale e diventò il simbolo delle stragi di civili degli anni Trenta, rimanendolo anche nei decenni successivi, nonostante le violenze della Seconda guerra mondiale. Il quadro di Picasso fu apprezzatissimo per la sua capacità di rappresentare il caos e il terrore del bombardamento, ed è diventato probabilmente la più famosa opera d’arte di sempre sulla guerra. Oggi è esposto al museo Reina Sofia di Madrid.

 

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