Un disastro dimenticato

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meloriaAeroporto di Pisa, ore 05:41 del 9 Novembre 1971. L'alba è gelida. Sulla pista di decollo sono allineati 9 aerei da trasporto truppe C-130 della Royal Air Force. A bordo, personale della brigata paracadutisti "Folgore" e del reggimento carabinieri paracadutisti "Tarquinia" impegnati in un'esercitazione internazionale per testare nuove tecniche di assalto dal cielo. Al via libera della torre di controllo, il primo velivolo ("Gesso 2") spicca il volo verso la Sardegna, seguito dagli altri, a distanza di 15 secondi l'uno dall'altro. Dopo pochi minuti di volo a bassissima quota (per evitare la tracciatura radar), il velivolo "Gesso 5" (il quarto della formazione) individua una grande fiammata poco davanti a lui, al livello del mare. Informati gli altri membri della squadriglia, "Gesso 8" si sgancia dagli altri e, dopo una breve ricognizione, individua sulle onde, appena illuminate dall'alba, vari rottami. Avvertito il responsabile di missione, maggiore Antonio Milani, egli parte subito in elicottero, giungendo nell'area dell'avvistamento, individuando pezzi di un C-130, "Gesso 4", gli zainetti dei paracadutisti ed alcuni battelli di salvataggio. Quello che è appena accaduto, sebbene dimenticato, è il più grande disastro interessante le forze armate italiane dal termine della seconda guerra mondiale, la Tragedia della Meloria.

Le ricerche dell'aereo, designato "Gesso 4", iniziano il giorno stesso. Dopo alcuni giorni di ricognizioni del punto di affondamento, il 15 Novembre il dragamine "Ontano" individua, a 50 metri di profondità, il relitto del velivolo, inabissatosi a pochissima distanza dalle secche della Meloria, già ricordate per la grande battaglia navale tra Genova e Pisa del 1284. Tutto il personale imbarcato è deceduto nello schianto. Le vittime sono 46 paracadutisti italiani e 6 aviatori britannici. Purtroppo, a causa delle forti correnti e della grande frammentazione dell'aereo, non fu possibile recuperare tutti i corpi e, ancora oggi, 11 parà della "Folgore" non sono stati ritrovati.

Le cause del disastro non sono mai state determinate con assoluta certezza. La disposizione dei tronconi dell'aereo fa pensare che i piloti, avendo compreso di essere troppo vicini al livello dell'acqua, abbiano sollevato di colpo il muso del C-130. Ciò, tuttavia, causò un improvviso abbassamento della coda che, impattando sull'acqua, fece schiantare il velivolo.

Nonostante la grande tragicità dell'evento (che causò un'altra vittima, il sergente maggiore Giannino Caria, morto in un incidente subacqueo mentre ispezionava il relitto alla ricerca dei dispersi), oggi esso è quasi totalmente sconosciuto e per nulla ricordato, se non in un paio di monumenti. Anche se non sono morti in guerra, come i caduti di Nassiriya, quei 52 uomini sono deceduti comunque servendo la loro Patria, addestrandosi per la sua difesa.

 

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