Il dramma dei Rohingya

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I Rohingya sono un gruppo di fede musulmana che risiede principalmente in Myanmar nello stato di Rakhine, al confine con il Bangladesh, e fanno parte degli strati più poveri della popolazione.

 

In Myanmar la situazione dei Rohingya è sempre stata difficile. Da molti non vengono riconosciuti come cittadini birmani: li ritengono dei bengalesi musulmani, arrivati con la colonizzazione britannica perciò il governo birmano non riconosce loro la cittadinanza. Di conseguenza non possono muoversi liberamente nel paese e vivono in campi sovraffollati fuori dalla città di Sittwe, capoluogo del Rakhine.

 

La situazione è peggiorata drammaticamente negli ultimi mesi, a causa di alcuni scontri con le forze armate. Dalla fine di agosto 2017 circa 728 mila Rohingya, dopo una rapida e allarmante escalation di violenza, sono fuggiti in Bangladesh e in molti sono stati brutalmente uccisi.

 

L’aumento dei profughi sta aggravando ulteriormente la situazione nei campi di accoglienza in Bangladesh.

L'acqua potabile e il cibo scarseggiano, la situazione igienica si è deteriorata. Migliaia di famiglie stanno dormendo all'aperto perché non hanno altro posto dove andare.

 

In questi giorni il coronavirus ha raggiunto anche questa già fragile popolazione e anche se sono stati assicurati dal governo bengalese 1200 letti destinati alla cura dei pazienti covid, la preoccupazione è moltissima.

 

Nei campi rifugiati non c’è un solo posto letto di terapia intensiva e le condizioni materiali potrebbero favorire una diffusione capillare e veloce.

 

Le condizioni igienico-sanitarie sono scarse, decine di migliaia di persone non hanno accesso ad acqua potabile o a latrine funzionanti.

 

A seconda delle aree, nei campi vivono dalle 40.000 alle 70.000 persone per chilometro quadrato, almeno 40 volte di più della densità abitativa del Bangladesh, uno dei Paesi al mondo con la densità più alta. Il distanziamento sociale nei campi Rohingya non si può fare: nelle semplici capanne, costruite una adiacente all’altra, vivono fino a 12 membri della stessa famiglia.

 

Le decisioni del governo di Dacca hanno solo peggiorato la già disastrosa situazione:isolando l'intera area, dove vivono più di 3,5 milioni di persone, hanno impedito un regolare approvvigionamento di cibo e acqua.

 

Inoltre la stagione dei monsoni è alle porte e i lavori di messa in sicurezza del territorio, indispensabili per evitare smottamenti, morti e diffusione di malattie come il colera, sono stati interrotti.

 

La popolazione è stata abbandonata alle infondate dicerie diffuse dai trafficanti di zona, che hanno persuaso gli abitanti che se si rivolgeranno ai servizi sanitari per essere curati dai sintomi del coronavirus saranno deportati e uccisi. Tutto questo per costringerli a rivolgersi ai loro loschi traffici nel tentativo di fuggire da quella pericolosa zona!

 

Una situazione davvero drammatica che non deve assolutamente essere ignorata!

 

Bibliografia: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/chi-sono-i-rohingya-e-cosa-sta-succedendo-al-confine-fra-myanmar-e-bangladeshhttps://ilmanifesto.it/il-covid-arriva-nel-campo-profughi-rohingya-in-bangladesh/

 

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