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Femminismo

/fem·mi·nì·ṣmo/

Movimento secondo cui uomo e donna dovrebbero essere su un piano di parità, quanto a diritti civili, politici e sim.

Leggendo questa definizione, proveniente dal vocabolario della lingua italiana, è necessario concentrarsi su un'unica parola per comprendere il concetto centrale del femminismo: parità. Il femminismo porta con se un grande bagaglio storico, da cui prenderà il nome di cui parleremo tra poco, che attraverso un percorso costellato da battaglie, fallimenti, errori, vittorie importanti e ispiranti ci ha permesso di parlare di parità. Non sto certo dicendo che sia tutto merito del femminismo, ma è innegabile l'impatto che ebbe, e che tuttora ha. Questo movimento combatte affinché uomini e donne vivano sullo stesso piano, con pari opportunità e diritti; femminismo non è sinonimo di odio per gli uomini. Nel presente, 2017, il femminismo ha raggiunto un livello in cui la donna non si rivolge alla donna per la donna come accadeva nel passato, ma , escludendo estremismi che a mio parere hanno ben poco in comune con il cuore del femminismo, parla universalmente,difendendo i diritti che spettano ad ogni essere umano, affermando che bisogna affrontare i problemi esistenti come individui che si uniscono e sono presenti l'uno per l'altro; non solo donna per donna, e uomo per uomo, ma anche uomo e donna che non si combattono a vicenda. Solitamente a questo punto molti si chiedono: “ E allora perché si chiama femminismo? Il nome stesso ha in se l'idea della donna, questo implica che sia uguale al maschilismo, solo al femminile! Se fosse quello che dici tu, non dovrebbe chiamarsi umanismo ( o qualcosa del genere)?” Chiariamo fin da subito qualche dubbio; maschilismo, per definizione,è la concezione secondo cui all'uomo viene riconosciuta una posizione di superiorità, e quindi di privilegio nei confronti della donna. Il femminismo, come abbiamo visto sopra, significa tutt'altro. Perché porta questo nome? Per motivi storici. Il femminismo trova le sue radici nel periodo illuminista e nella rivoluzione francese, ma prende le sue vere e proprie prime sembianze con le suffragette da metà del XIX sec. Le suffragette combattevano per un diritto che gli uomini avevano già, ovvero il diritto di voto, ed era quindi un movimento unicamente femminile. L'opera di queste, che furono a lungo ignorate e derise, ebbe un'importanza ovviamente incredibile, e fu proprio a fine Ottocento che venne coniato il termine femminismo per indicare questa lotta delle donne per le donne. La lotta per il voto si estese sia dal punto di vista geografico che dal punto di vista temporale, arrivando al dopoguerra del 1945, con una forza rinvigorita dalle opere di filosofi e studiosi, fino agli anni '60, caratterizzati da ogni genere di desiderio di ribalta e cambiamento, dalla speranza e certezza di poter fare la differenza. In questo periodo il movimento assunse un carattere più provocatorio, perché le donne provavano una rabbia profonda, che derivava da secoli di storia e volevano gridare al mondo che anche loro erano persone, non macchine con l'unica finalità di procreare e essere una bella presenza. E lo fecero, scesero in piazza, gridarono, sconvolsero il mondo che guardava stupito le donne marciare, bruciare le proprie lauree, vestirsi da streghe, reclamare il diritto di decidere del proprio corpo. Negli anni '60 il movimento si presenta nelle sue gioie e dolori, pregi e difetti, esagerazioni e paure di non ottenere ciò che si desiderava, intrecciandosi e scontrandosi con i movimenti per le persone di colore e per gli omosessuali ed è questa realtà, ai nostri occhi così vicina e irraggiungibile,che ci porta al presente. All'epoca si formò quella tendenza, sbagliata, ad odiare l'uomo, con l'assoluta convinzione che fosse il nemico ma ora la situazione non è più così e ne abbiamo prova grazie ad alcune campagne nate in difesa non di lui o di lei ma di noi, delle persone di tutto il mondo,come la campagna HeforShe dell'ONU ( vi invito a leggere il discorso di Emma Watson sull'argomento). Ora siamo un poco più vicino all'orizzonte di quanto lo fossimo quarant'anni fa. Siamo arrivati a destinazione? No, certo che no. Molte questioni iniziate negli anni '60 sono ancora aperte ora, molte vengono sottovalutate e sdegnate di ogni considerazione. Probabilmente la mia generazione non avrà la fortuna di vivere nel sogno utopistico rappresentato dalla completa parità di diritti in ogni campo, per ogni genere, orientamento,credenza in tutto il mondo, ma avrà l'onore di unirsi a un'immensa e mirabile schiera di persone che nel loro piccolo hanno detto no. Abbiamo bisogno del femminismo, ne abbiamo bisogno ogni volta che una donna viene uccisa per un rifiuto, per ogni rifiuto destinato a orecchie sorde, per ogni uomo che viene umiliato, per le costrizioni sociali che senza che noi ce ne rendiamo realmente conto, ci ingabbiano e ci limitano.

 

 

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